Anno Sociale: 2019 – 2020

I martedì di San Domenico

Martedì  07/11/2017

Ora evento: 21.00

L’architettura e la lezione della liturgia

Scopo e senso

http://www.lepida.tv/video/i-marted%C3%AC-di-san-domenico-31

Se la liturgia non occupa il palcoscenico dello spirituale, né dello spirituale è il palcoscenico, come intendere la celebrazione liturgica e definire le forme e le immagini attraverso le quali la comunità raccolta nella chiesa partecipa al rovesciamento dell’exitus in reditus e «l’uscita diventa ritorno, la discesa di Dio diventa la nostra ascesa»1? Joseph Ratzinger ha risposto a questa domanda sostenendo che «la vera liturgia presuppone che Dio mostri come noi possiamo adorarlo», si legge ne Lo spirito della liturgia, e questa modalità «non può scaturire dalla nostra fantasia, dalla nostra propria creatività». I prodotti della nostra creatività piegano a favore di «ciò che è evidente e comprensibile» la fedeltà al «Dio invisibile, lontano, misterioso (…) facendolo entrare nella dimensione propria dell’uomo», in «un piccolo mondo alternativo», dove la liturgia diventa «un’apostasia dal Dio vivente camuffata sotto un manto di sacralità». Questo piccolo mondo, una festa che la comunità si dona da sé, si pone fuori dal campo che è proprio della Chiesa, afferma Romano Guardini, «in cui essa rimane libera dallo scopo nel senso proprio della parola e questo campo è la liturgia». Guardini giunge a questa conclusione in pagine decisive il cui eco e la cui lezione sono stati puntualmente registrati da Ratzinger ma anche da quanti, Rudolf Schwarz e Ludwig Mies van der Rohe tra i grandi architetti del Novecento, per esempio, hanno avvertito come il loro fare fosse modellato dall’opposizione tra scopo e senso, «i due modi di presentarsi del fatto che una cosa esistente ha motivo e diritto al proprio essere. Dal punto di vista dello scopo, una cosa si inserisce in un ordine che va oltre di essa; nei riguardi del senso, essa riposa in se stessa». «Anche la vita della Chiesa universale si svolge tra queste due direzioni», prosegue Guardini, ma la liturgia «non è un mezzo impiegato per raggiungere un determinato effetto, bensì fine a sé». Se lo scopo «è il fine dello sforzo», mentre «il senso è il contenuto dell’esistenza» si viene a stabilire, secondo Guardini, una sostanziale analogia tra liturgia e arte, poiché anche «l’opera d’arte deve essere soltanto splendor veritatis». L’opera d’arte, infatti, «non ha scopo, bensì ha un senso, precisamente quello ut sit, d’essere concretamente, e che in essa l’essenza delle cose, la vita interiore dell’uomo artista ottenga un’espressione sincera e pura».La radicale diversità di scopo e senso che la liturgia insegna pone un problema fondamentale per ogni forma del fare e in particolare per il fare dell’architetto. Considerare l’operare dell’architetto alla luce di questa diversità può aprire strade non ancora esplorate all’interpretazione dei suoi risultati.

L'architettura e la lezione della liturgia
L'architettura e la lezione della liturgia n.2
L'architettura e la lezione della liturgia n.3

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