Anno Sociale: 2018 – 2019

I Martedì di San Domenico
Mar, 04/12/2018
Ora evento:
21.00
Ciclo di incontri su Memoria del ‘900

“Una perfetta città” La famiglia Bacchelli a Bologna

La vita anteriore. Storia famigliare e letteraria di Riccardo Bacchelli

Nella primavera del 1911, quando il filosofo Thomas E. Hulme ebbe a definire Bologna «una perfetta città» (a perfect town), giudicandola un modello unico per il mondo civile, non sapeva di rendere un tributo alla famiglia dov’era nato e cresciuto Riccardo Bacchelli. Il padre avvocato, Giuseppe Bacchelli, Presidente della Deputazione Provinciale, poi deputato, fu uno dei pubblici amministratori più operosi e illuminati della città dello Studio. A lui, a tacer d’altro, si deve la costruzione dell’Istituto Ortopedico Rizzoli, la prima convenzione universitaria del 1897, la Chiusa del Reno a Casalecchio, la direttissima Bologna-Firenze… La famiglia materna (ch’era di origine svizzero-tedesca), in particolare il nonno Ermanno Bumiller, dirigeva la Società del Gaz, che avrebbe contribuito, in accordo col Comune, a fornire acqua e illuminazione ai cittadini bolognesi. Insomma, nella classe dirigente cui era affidato il governo della città, nessuna famiglia ebbe forse la responsabilità politica e il prestigio sociale e culturale della famiglia di Riccardo Bacchelli.

Marco Veglia, nelle pagine di La vita anteriore, ricostruisce la formazione dello scrittore fino alle soglie della Grande Guerra, tra l’esordio romanzesco con Il filo meraviglioso di Ludovico Clò, gli scritti giornalistici affidati alla «Patria» e alla «Voce» fiorentina, per giungere infine ai Poemi lirici. La vita amministrativa ed economica della città viene così evocata nelle sue relazioni con la famiglia: la madre Anna, i fratelli Mario (che fu un importante pittore della generazione di Giorgio Morandi), Beatrice, Giorgio, Guido, ottengono così il giusto rilievo acconto alla centrale figura dell’avvocato Bacchelli e del futuro demiurgo del Mulino del Po. A esserne illuminata non è solo la città di Bologna a cavaliere fra i due secoli, ma un’intera stagione della nostra più alta cultura liberale, capace di coniugare la solida raffinatezza della sua formazione culturale con l’autentica responsabilità civile della modernizzazione del Paese.

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