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Mar, 30/10/2012

Uno sguardo ai cattolici

La serata inaugurale del XLIII anno di attività del Centro San Domenico ha rivolto l’attenzione ad intra: il titolo “uno sguardo ai cattolici” scaturisce infatti della percezione che non sia più così chiaro di chi e di che cosa si parli spendendo il vocabolo cattolici come sostantivo o come aggettivo di sostantivi diversi. Lo ha ben esemplificato Guido Mocellin, da giornalista “addetto ai lavori”, introducendo i due ospiti, Franco Garelli, tra i maggiori sociologi italiani della religione, e Marco Tarquinio, direttore del quotidiano Avvenire, che dalla loro prospettiva privilegiata hanno dunque tratteggiato i cattolici italiani di oggi.
Confermando una realtà già ben descritta nei suoi studi, il prof. Garelli ha ricordato che l’80% degli italiani non rinuncia a dichiararsi cattolico, vuole il crocifisso nei luoghi pubblici, dà l’otto per mille del proprio reddito alla Chiesa cattolica. Un dato rassicurante e insieme problematico per la Chiesa, soprattutto per quanti ritengono – per riecheggiare le parole del card. Tettamanzi – che cattolici sia meglio esserlo senza dirlo che proclamarlo senza esserlo. Ma perché in un contesto di libera preferenza la maggioranza degli italiani continua a definirsi cattolica? Di certo la subcultura cattolica ha il merito di essere rimasta l’unica a resistere – soprattutto per quanto concerne la società civile: valori della famiglia, della vita, della solidarietà, della comunità – alla crisi delle matrici culturali del nostro paese. “Che ne è della cultura comunista, della cultura liberale, della cultura della destra?” ha domandato con forza il professore, nel convincimento che la crisi della politica che stiamo vivendo sia in larga parte frutto di queste perdite.
All’appartenenza di massa corrisponde tuttavia un atteggiamento di grande flessibilità sulle questioni di fede: il 73% degli italiani ritiene infatti si possa essere buoni cattolici senza seguire le indicazioni della Chiesa sui temi di morale familiare e sessuale. Il 68% vuole la Chiesa comunque salda nei propri principi. “È la via italiana – conclude Garelli – alla modernità religiosa”.
Marco Tarquinio, dall’osservatorio di Avvenire, vede i cattolici come coloro per cui “il limitare non è costituito dal giro di orizzonte che riusciamo a scorgere”: vivono il proprio locale, ma non perdono la percezione di stare dentro qualcosa di infinitamente più grande. Un esempio della ricaduta pratica di quest’affermazione ci è venuto e ancora ci viene dalla modalità di rapporto con gli immigrati, dove repulsione e accoglienza si confondono in maniera inestricabile: i profughi libici, visti come invasori, sono stati accolti dalla Chiesa italiana e ben integrati a piccoli gruppi nel tessuto sociale.
Se altrove c’è una coltre di silenzio, nel nostro paese ancora c’è dibattito, una ricerca del senso del dirsi cattolici nell’Italia e nell’Europa di oggi, anche rispetto a una volontà ostile di rendere il dato religioso irrilevante. Se sussiste una ricca riserva, persino strabordante, di energie positive, secondo il direttore di Avvenire, è quella cattolica: una realtà multiforme capace di interpretare esigenze diverse in luoghi diversi. In sostanza, per Tarquinio l’Italia respira cristiano, consapevolmente e inconsapevolmente; di più, se ancora respira, è soprattutto grazie al cristianesimo.

 

 

Partecipanti: 

Garelli Franco
Tarquinio Marco
Mocellin Guido

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