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Mar, 22/04/2008

I Martedì di San Domenico

Una scuola di qualità, un lavoro di qualità

Quali competenze?

 

La risorsa principale nel campo del lavoro oggi è l'uomo stesso. È partito da questa convinzione il breve ma prezioso ciclo di due "Martedì" che ha caratterizzato la conclusione dell'anno sociale 2007-2008 puntando l'attenzione sull'assoluta necessità, per il nostro paese, di creare relazioni più intense e feconde tra la scuola e l'università, da una parte, e il mondo del lavoro e delle imprese, dall'altra. Nella prima delle due serate il prof. Ferro, economista e presidente nazionale dell'Unione cristiana imprenditori dirigenti (UCID) ha subito collocato il tema del lavoro di qualità nel contesto dell'attuale globalizzazione, che - fra tante altre cose - ha sancito, in virtù del diffondersi del web, una sorta di pervasiva "democrazia delle conoscenze". Ciò ha spostato dalle agenzie formative ai singoli individui la responsabilità di accedere a livelli di eccellenza, privandoli però al contempo di quei riferimenti (la cultura del limite, la cultura del tempo, la cultura dell'altro) senza i quali non si può apprendere nessuna delle dimensioni del sapere, e che possono giungere solo dalla relazione con formatori in carne e ossa (e non con un personal computer). Guardando infine al momento specifico in cui un giovane si affaccia al mondo del lavoro, il prof. Ferro si è raccomandato di non considerare di aver acquisito un "diritto" a offrire una prestazione retribuita in un determinato ambito solo perché ci si è dotati in tale ambito delle relative conoscenze: cio che è fondamentale e che legittima la retribuzione della prestazione è invece che quelle conoscenze siano utili agli altri. Dal canto suo, il prof. Errani, che insegna pedagogia speciale all'Università di Bologna, ha descritto l'attuale contesto sociale (fondamentale, in ordine alla formazione) secondo la categoria di "modernità liquida" cara a Z. Bauman: in cui la misura del benessere si trova nel potere d'acquisto individuale, e il riferimento valoriale non risiede più nei produttori, ma nei consumatori. Pertanto, le aziende e i lavoratori non hanno più nessun interesse reciproco, anzi il luogo stesso di lavoro diviene indeterminato; vengono meno nel lavoratore le aspettative di stabilità e gli orizzonti di lunga durata, ed egli non vive più il legame con il proprio lavoro in termini di "matrimonio", ma di convivenza. Parallelamente, la porzione di lavoratori più qualificata e ricercata è quella capace di "creare consumatori" attraverso l'invenzione di nuovi consumi, mentre i produttori di servizi (tra cui i formatori) stanno al secondo livello, e i lavoratori ripetitivi all'ultimo: sono i più facilmente sostituibili, e lo sanno. Sta però nascendo, ha spiegato Errani, un'altra logica: alcune imprese e servizi ritornano a dedicare risorse a studiare i bisogni umani reali, che sono ancora enormi (anziché indurne di insistenti) e a produrre risposte, prefigurando una nuova alleanza tra studi e bisogni.
Guido Mocellin

 

Partecipanti: 

Errani Angelo
Ferro Angelo
Bertuzzi Giovanni

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