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I Martedì di San Domenico
Teologia e Chiesa
Il Centro San Domenico ha pensato di apportare il suo contributo alla riflessione che tutta la Chiesa Bolognese sta facendo sul pensiero e il messaggio del Concilio Ecumenico Vaticano II, organizzando su questo argomento un ciclo di tre conferenze. La prima ha avuto come ospite d'eccezione il cardinale Joseph Ratzinger, Prefetto della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede.
Ratzinger ha esordito ricordando una frase detta nel 1935 da uno studente di un'Università tedesca ai suoi compagni: "Nessun cristiano intelligente può mettere in dubbio che la custodia della Parola di Dio è affidata solamente alla Chiesa". Il contesto storico vedeva il potere statale tentare di fare del luteranesimo una religione di Stato per asservirla alla sua ideologia totalitaria. L'apparente libertà accademica dell'insegnamento religioso era diventata un fantoccio nelle mani del nazismo. Per questo motivo gli studenti capirono che la libertà della teologia stava nel suo legame con la Chiesa e che se la teologia voleva essere qualcosa di più di una qualsiasi altra scienza doveva trovare fondamento nel Magistero della Chiesa.
Il momento storico di oggi ha caratteristiche esteriori di maggiore tranquillità e pace, eppure molto spesso si è tornati a mettere in dubbio l'autorità della Chiesa su ciò che deve o non deve insegnare, mettendola all'indice in quanto portatrice di odiose limitazioni al pensiero umano. In realtà se teologia e Chiesa giungessero alla conclusione di essere estranee l'una all'altra crollerebbero, la prima cadendo nell'arbitrarietà, la seconda diventando cieca e impotente.
È per questo motivo che si deve tornare alle origini per ritrovare gli antichi legami fra questi due magisteri. Paolo, nella lettera ai Galati, chiarendo quale fosse stato negli anni della sua vita il suo messaggio ecclesiale disse che il messaggio cristiano è una sconvolgente esperienza soggettiva e al contempo un'espressione oggettiva. Nel momento della conversione l'uomo smette di essere un soggetto autonomo per diventare parte di un mondo più oggettivo; entra in un nuovo soggetto comune in cui i limiti dell'io sono saltati acquistando in sé un elemento di passività, qualcosa di esterno. Nell'atto del cambiamento la passività del cristiano diventa l'attività della Chiesa. Alla teologia appartengono la sfera del credere e la sfera del pensare, queste però non sono frutto di un pensiero personale, ma nascono da una Parola che sempre ci precede e che non è mai diventata una nostra porzione, ma anzi ha inglobato il nostro essere perennemente sopra di noi.
Matteo riferisce queste parole di Cristo: "Chi vuole trovare la sua vita la perderà e chi perde la sua vita per causa mia la troverà". Ci si deve dunque perdere verso Dio per giungere a se stessi, ci si deve perdere nel Dio che si è fatto carne, che è diventato concreto nella Chiesa di Cristo. Dunque l'obbedienza alla Chiesa è la nostra vera obbedienza, la nostra vera contemporaneità con Cristo stesso, il momento di unione fra soggettivo e oggettivo. Per la scienza teologica la Chiesa è il fondamento della sua esistenza, è un soggetto vivente più grande di ogni singolo uomo, di ogni generazione di uomini; La Fede è appartenere a un tutto, è uscire da sé, e la Chiesa è una voce insistente che predica la Fede.
Le conclusioni di questo discorso ci portano a vedere la Chiesa come voce vivente oltreché vincolante per la teologia che non potrà che essere "teologia ecclesiale".
Una via di fuga a questa strada l'hanno trovata alcuni teologi affermando che alla Chiesa è affidato esclusivamente il compito dell'insegnamento pastorale e dunque non l'indottrinamento vincolante della teologia. Una tale separazione di compiti non è altro che un tentativo di creare uno spazio autonomo a un soggetto che non fa parte di un tutto, seguendo una prassi delle religioni pagane che staccavano il mito dalla filosofia del mito. In realtà il cristianesimo è una religione fondata sul popolo dove non vige un sistema a due corsie, la fede dei semplici non può essere ridotta a una teologia a uso della massa dei profani diversa dalla teologia dei colti. La verità è una sola ed è per forza semplice e aperta a tutti. Per questo motivo il Magistero ecclesiale difende l'unità del messaggio di Cristo che deve essere uguale per tutti, anche per la teologia. La dissoluzione del legame fra i due magisteri non ha mai fatto nascere nuove grandi teologie, anzi tutte le volte che queste sono nate era perché era accaduto esattamente il contrario: la teologia aveva ritrovato la fiducia nella Chiesa. Se spesso la si accusa di aver posto troppi limiti al pensiero dei teologi, si dimentica che chi insegna in nome della Chiesa si assume, oltre a dei diritti, anche dei doveri e dei vincoli che non può spezzare in nome di un pensiero privato non appartenente al mondo unitario della Chiesa.
Se fondiamo i nostri pensieri nell'atto fondamentale della conversione, certamente i conflitti non spariranno, ma non saranno mai tanto grandi da risultare insolubili.


