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Mar, 21/10/2008

I Martedì di San Domenico

Sulla via di Damasco

San Paolo nella storia e nell'arte

 

 

"Si chiama Saul, come il famoso re d'Israele; è nato a Tarso, in Cilicia, ed è cittadino romano dalla nascita. Ciò ne fa una sorta di sintesi delle anime dell'Oriente del suo tempo: è ebreo, è greco ed è romano. Un romano leale nei confronti dell'Impero; anzi, è stato definito il più grande personaggio della storia dell'Impero romano". Dopo la rituale introduzione del direttore padre Bertuzzi, è il prof. Giovanni Brizzi , ordinario di Storia romana all'Università di Bologna, ad aprire la serata inaugurale del 39° anno del Centro San Domenico, dedicata a san Paolo in sintonia con la decisione di papa Benedetto XVI di proclamare il 2008-2009 "anno paolino". Dopo aver suggerito che per comprendere Paolo di Tarso può essere utile conoscere il filosofo Filone Alessandrino, ebreo ellenista che guardò con favore alla Roma imperiale, Brizzi ha posto l'accento sul valore decisivo della lotta condotta da Paolo per il Vangelo della circoncisione "in spirito" in luogo di quella "nella carne". Una posizione che la Chiesa nascente farà del tutto sua solo nell'anno 49, quando otterrà l'approvazione di Pietro e la conseguente messa in minoranza di Giacomo; una posizione comunque rivoluzionaria, perché rende questa particolare forma di ebraismo - ancora non si chiama cristianesimo - facilmente esportabile al di fuori dei confini della Palestina, e la sottrae allo scontro armato con l'Impero che culminerà tragicamente nel 70, con la distruzione di Gerusalemme. Il profilo ellenista, dunque colto e raffinato, di san Paolo è stato al centro anche della traversata che il critico d'arte Philippe Daverio ha proposto rispetto all'iconografia dell'Apostolo delle genti. Partendo dalla costatazione che ben pochi sono in grado di citare a memoria più di tre quadri famosi aventi Paolo come protagonista, ha spiegato questa sorta di censura con la cattiva fortuna di cui ha goduto lungo il Medioevo la grecità, che invece era stata imperante sino al VII secolo (si guardi all'origine di parole-chiave come eucaristia o vangelo, che la Chiesa di oggi ha ereditato da quella dei primi secoli...). È solo con la fine del Medioevo, con i colti e raffinati umanisti di cui papa Leone X è un tipico esponente, che ritorna l'interesse per la cultura greco-ellenistica (alla "cristianizzazione" di Aristotele segue quella di Platone...), e parallelamente quello per Paolo, che culmina, dal punto di vista figurativo, nelle due celebri Conversioni di san Paolo dipinte da Caravaggio: un artista nato nella città più importante dell'Impero spagnolo, Milano, in un ambiente di formazione ben più raffinato (condizione a quanto pare ineludibile per potersi occupare di Paolo) di quanto non lo voglia la tradizione: "e si capisce - ha concluso Daverio - quanto sia corretta la rispondenza fra l'immagine inventata e il testo degli Atti degli apostoli... il cavallo avvitato su se stesso diventa l'artificio necessario alla composizione, ma si radica nella memoria collettiva a tal punto che siamo tutti ormai convinti che, sulla via di Damasco, la caduta del futuro san Paolo sia proprio stata una caduta da cavallo".

Guido Mocellin

 

Partecipanti: 

Daverio Philippe
Brizzi Giovanni
Bertuzzi Giovanni

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