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I Martedì di San Domenico
Sicurezza sul lavoro
Tra cultura e profitto
Nel mondo, ogni 15 secondi una persona muore per cause di lavoro; anche nell'avanzatissima Europa gli infortuni mortali all'anno sono 5.000 (su un totale di 4 milioni di infortuni), e "l'Italia contribuisce ad alzare questa media, e i più colpiti sono i lavoratori extracomunitari e gli interinali". Ma perché accadono infortuni sul lavoro? Perché, spiega il dott. Magelli, "le esigenze della sicurezza finiscono strette tra le ragioni del profitto e alcune carenze culturali", come dichiara il sottotitolo dell'incontro di questa sera, "tra cultura e profitto". Ecco così che si risparmia sulla sicurezza, nuocendo economicamente al sistema-paese, quando si impongono orari prolungati e lavoro straordinario; quando si trascura la manutenzione delle macchine e si lesina sui mezzi di protezione, sui ponteggi, sulle cinture di sicurezza; quando si tralasciano la formazione e l'informazione dei lavoratori alla sicurezza. Che fare? Pur indicando con chiarezza che tutte le parti in causa sono chiamate a prendersi le loro responsabilità per questa situazione - le pubbliche autorità, che devono dare il quadro di riferimento ed esercitare i dovuti controlli; i tecnici e gli esperti, che devono applicarsi alla materia col massimo di onestà intellettuale; i lavoratori stessi, che devono comprendere quanto grande sia il loro interesse a che le regole siano rispettate -, Magelli indica nei datori di lavoro il soggetto-chiave: e nella valorizzazione dei comportamenti corretti, accanto al rischio di controlli severi e alla certezza delle sanzioni, gli strumenti idonei a motivare in essi comportamenti più razionali. Nodale è infine una corretta valutazione dei rischi: "individuare i punti critici di un sistema organizzativo è il presupposto per poter neutralizzare i rischi di infortuni, mettendo in campo le opportune misure". A Paolo Vergnani, psicologo e attore che ha portato in Italia il "Teatro d'impresa" (in due parole, la "teatralizzazione della formazione aziendale"), il copione della serata assegnava il ruolo di inframezzare il discorso di Magelli con racconti di rara efficacia comunicativa in ordine alle tematiche della sicurezza. Soprattutto, ha colto nel segno quando ha parlato di Marco, "ragazzino in cortile, braghette corte, simpatico, ma in questo periodo un po' ombroso, perché ha preso una cotta terribile per Marinella? Si sarà accorta Marinella che Marco le sta morendo dietro? Marco si chiede come farsi ricordare da Marinella: lui va in bici col caschetto, si mantiene a distanza di sicurezza, salta il muretto con una scala a pioli, ha sempre con sé l'ombrello e la maglietta della salute, bevande non gassate a temperatura ambiente. È prudente e lungimirante, e per questo Marinella lo ammirerà e gli aprirà il suo cuore, mentre gli amici lo riconosceranno un leader. O no? La realtà è l'opposto: Marco dovrà fare il contrario di quel che fa, far vedere di avere coraggio? O di essere incosciente? Come mai la prudenza sul piano sociale è così bistrattata, come mai l'estetica dell'uomo prudente è appena sopra alla repellenza? Probabilmente perché il coraggio è funzionale a una delle attività sociali più diffuse, la guerra. Di qui la ricompensa al coraggioso in termini di riconoscibilità sociale, e la perdita del confine tra prudenza e vigliaccheria". Proviamo, suggerisce Vergnani, a trasportare la storia di Marco in un'azienda: sarà più facile che egli vi ritrovi la sua "cultura della sicurezza", o che si debba scontrare con la vecchia "cultura del coraggio"?
Guido Mocellin


