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Mar, 02/03/2010

I Martedì di San Domenico

Salvaguardia dell'ambiente

 

 

Lo scrittore inglese Ballard, anni or sono, ebbe modo di affermare che l'unico pianeta alieno esistente nell'universo è la Terra: pianeta azzurro venato a tratti dall'ocra e dalle chiazze verdi dei continenti che come immense zattere lo rendono ancora più enigmatico. L'uomo di fatto pur vivendoci da sempre ancora non lo conosce, anzi lo modella secondo le sue esigenze il più delle volte semplicemente devastanti. Come ha avuto modo di affermare p. Giovanni Bertuzzi nella sua introduzione, la cultura umana si è contrapposta alla natura; persino un film di fantascienza come Avatar ha lanciato, pur con un'ottica hollywoodiana, lo stesso identico messaggio: la tecnica con la sua azione distrugge ogni giorno la natura sino a rischiare di far giungere l'umanità a un punto di non ritorno. In fondo, ciò di cui bisogna prendere coscienza è il fatto che l'uomo appartiene alla natura e, nello stesso tempo, ne ha bisogno. Protagonisti della serata sono stati due scienziati: Franco Zucconi, fisiologo dell'ambiente, e Giorgio Celli, entomologo. Il primo con la sua riflessione sull'ordine, su cosa sia e su come noi esseri umani agiamo in rapporto a quest'ultimo, ha sottolineato la difficoltà di capire dove esso sia, oggi che assistiamo, impotenti vittime, insensati carnefici, a un attacco alla biosfera con negative ricadute pratiche sui cicli del suolo, dell'acqua e dell'ambiente. Un attacco legato primariamente allo sfruttamento delle risorse che annienta la sostenibilità del sistema. Bisogna, in realtà, tornare a riflettere su come in ogni nostra articolazione, nella quale si applica il mondo della tecnica per mantenere i vari agglomerati umani sulla Terra, si smonti e si rimonti infinite volte l'"oggetto natura". L'effetto immediato è l'alterazione del clima e dell'ecosistema, problema poco compreso perché affrontato soltanto nelle singole cause. Basta osservare un bosco, come ha suggerito Zucconi, e ci accorgiamo che non sappiamo distinguerlo da una semplice somma di alberi, né tanto meno sappiamo dire perché sia eterogeneo e come si differenzi da un bosco artificiale. Osservare il clima certamente aiuta a ricostruire l'ordine originario, ma è altrettanto assurdo voler controllare il clima agendo sulle singole cause. Tenendo presente che l'anidride carbonica è destinata a crescere nei prossimi cinquanta anni dobbiamo ricostruire l'ordine del ciclo naturale in modo che sia in grado di rigenerare i siti di assorbimento. In estrema sintesi serve una continua, sistematica vigilanza. Come può, dunque, la vita reagire davanti a questi pericoli? Questa la domanda che ha posto al centro del suo intervento Giorgio Celli. Ognuno di noi, ad avviso del noto entomologo, ha un proprio compito di fronte a un interrogativo del genere: il suo è quello di chi ha deciso di essere ottimista benché pessimista. Il conflitto è da sempre la cifra del rapporto tra la cultura umana e la natura. La natura, infatti, per sua essenza promuove la diversità: più specie botaniche diverse, più specie di animali, che determinano una rete di mangiati e di mangiatori alla conclusione della quale risulta un equilibrio tra vita e morte. Nel momento in cui compare sulla scena l'uomo si instaura una cesura dovuta a una discrasia con le leggi della natura. L'uomo, infatti, non promuove una diversità, ma impone una tendenziale uniformità dovuta, di volta in volta, ai suoi interessi. Con un tale approccio l'umanità si è messa contro madre natura raggiungendo nel corso della sua storia livelli sempre più elevati di instabilità. Come comandare allora la natura? Semplice: obbedendo ad essa, come affermò a suo tempo il filosofo Bacone, altrimenti si paga il prezzo dell'autodistruzione. Avatar certamente resta un film di fantascienza, ma per quanto ancora la Terra resterà un pianeta alieno?
Domenico Segna

 

Partecipanti: 

Celli Giorgio
Zucconi Franco
Bertuzzi Giovanni

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