Salta al contenuto principale
Centro San Domenico logo Centro San Domenico

Piazza San Domenico 12
40124 Bologna
tel. 051 581718

centrosandomenicobo@gmail.com

Tu sei qui

Home » Archivio
  • Anno Sociale 2004 - 2005
Mar, 22/03/2005

I Martedì di San Domenico

Quando la natura è sconvolta

Come credere e sperare nella resurrezione?

 

Avevo appena finito la riflessione per Capodanno, quando i mass media ci hanno descritto della immane ferita a tutta l'umanità con il terremoto e maremoto che ha colpito parte dell'Asia.
Erano "isole felici", come pennellate di capolavori del creato, divenute meta di sollievo per tanti di tutta la terra, e nello stesso tempo speranza di futuro per i poveri che l'abitavano.
Sono bastati pochi minuti a cancellare bellezza e sollievo, lasciando alle spalle migliaia di morti, (tra cui anche una decina di italiani, per il momento, e tanti dispersi): un immane dolore, e tante speranze finite nel nulla, come vedersi improvvisamente "nudi" davanti alla vita.
Facile scrivere tutto questo. Facile farsi coinvolgere dal dolore quasi a dare ragione a quanto il documento conciliare Gaudium et spes dice nel suo prologo: "Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini di oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce di Cristo e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore".
Davanti a quella immane tragedia dell'umanità ci sentiamo anche noi un poco "nudi", della nudità di tanti fratelli.
Cosa possiamo fare?
- Per chi davvero crede, rimane anzitutto la grande preghiera, che è mettere nel Cuore di Dio la sorte dei defunti e il dolore dei loro parenti e il dolore di tutta l'umanità.
Il Suo amore sa come curare le ferite.
- Accanto alla preghiera rimane il dovere della solidarietà, che è quel farsi vicino a chi soffre, come è nella parabola del buon Samaritano.
Farsi vicino sottraendo, al nostro stare bene, qualcosa che sia come offrire un posto a tavola a chi non ha più tavola. Ho vissuto la necessità di vedere l'umanità farsi vicino, nel terremoto del Belice, dove ho toccato con mano quanto sia di conforto sapere che non si è soli, ma c'è chi si fa carico della propria disperazione e speranza.
Farsi vicino è un gesto di amore, che dà senso e conforto al dolore e fa sperare.
Ma saremo capaci, in questo Capodanno, occasione di tanti sprechi, di essere modesti nella nostra festa, per dare una briciola di festa a chi ora è nello sconforto?
È il mio augurio. Non farlo sarebbe atto di egoismo, che è offesa al dolore di tanti fratelli, che sono nella sofferenza.

Mons. Antonio Riboldi, Vescovo Emerito di Acerra, gennaio 2005

 

Partecipanti: 

Riboldi Antonio

Menu principale

  • Centro San Domenico
  • La struttura organizzativa
  • Diventare soci
  • Agenda
  • Archivio
    • I partecipanti
  • Cappella Ghisilardi
  • E' accaduto
  • I Martedì - la rivista
  • Video

Con il contributo di

Carisbo

Collaborano con noi

  • Incontri interdisciplinari e convegni Scienza e Metafisica
  • Centro Poggeschi
  • Radio Emilia Romagna
  • Lepida
  • Convento San Domenico