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I Martedì di San Domenico
Processo a Gesù
È attendibile la ricostruzione del processo a Gesù fornita dai quattro Vangeli? Questa si svolge in tre momenti: l’arresto di Gesù nell’orto del Getsemani, il procedimento davanti al Sinedrio di Gerusalemme e il giudizio del Procuratore romano Ponzio Pilato. Quale valore deve essere attribuito ai due processi, non sono solo fasi di un racconto composto per “adempiere le Scritture”? Non pare che la riunione del Sinedrio abbia avuto vera natura di giudizio, a differenza della successiva udienza tenuta dal Procuratore romano. Due gli addebiti mossi a Gesù: sedizione (stasis) e bestemmia per essersi proclamato figlio di Dio. La conduzione dell’indagine davanti al Sinedrio portò alla violazione di norme di diritto sostanziale processuale e tradizionale: si deve notare la illegittimità dell’arresto di Gesù, in quanto non gli venne contestata una specifica e formale imputazione. L’esecuzione della pena di morte inflitta dal Sinedrio poteva essere ordinata solo dal Procuratore romano, legittimo detentore, per conto dell’imperatore di Roma, dello jus gladii. Dal momento giuridico al dramma della croce. Il Cristo percosso, flagellato e coronato di spine, giunse al Golgota coperto di piaghe e portando sulle spalle il patibulum (palo orizzontale) che doveva essere infisso nello stipes, cioè il palo verticale piantato in terra, che insieme formavano la croce. Mirra e vino e la posca (acqua e aceto) servivano per dissetare, far resistere alla sofferenza, mantenere sveglio il crocefisso perché confessasse la sua colpa e per ritardare la morte. La morte di Gesù è stata improvvisa (3-6 ore dopo la crocifissione), certamente anticipata dalle torture, dalla flagellazione e dalla fatica di trasportare il patibulum fino al Golgota, che produssero una perdita di fluidi e di sangue e uno stato di preshock. Fra le potenziali cause della morte: l’emopericardio, la rottura del cuore, le aritmie cardiache maligne, l’asfissia posturale, l’embolia polmonare o coronarica. Le considerazioni del patologo, Paolo Puddu, professore emerito alla facoltà di medicina dell’Università di Bologna’ e dell’esegeta, fra Paolo Garuti, sono state intramezzate da brani tratti da “Le sette ultime parole di Cristo sulla croce” di F.J. Haydn. Nel 1786 il maestro accolse la richiesta di un canonico di Cadice e compose una musica per accompagnare, nella meditazione della Passione di Cristo il Venerdì Santo la declamazione del testo e un breve sermone del vescovo davanti alla croce. Il testo musicale è stato eseguito dal Quartetto d’Archi Kuasar: Davide Dondi e Alessandro Bonetti violini, Corrado Carnevali viola, Enrico Guerzoni violoncello.


