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I Martedì di San Domenico
Predicare oggi
A 800 anni dalla fondazione della prima casa domenicana
Riccardo Barile OP, Priore Provinciale Domenicano, ricorda come - secondo san Paolo - la fede derivi dalla predicazione, predicazione che era il grande carisma di san Domenico. A Prouille (Lingua d'Oca) si era formato un gruppo di donne dell'alta società che praticavano l'eresia "catara" e avevano fondato una sorta di collegio per le giovani. L'intervento di Domenico e la sua opera di persuasione avevano infine riconvertito le signore all'ortodossia. Il collegio, però, andava governato e Domenico (sempre in partenza per nuove mete) aveva chiamato i monaci cistercensi, che tuttavia si erano rifiutati. Allora, a poco a poco, Domenico in prima persona si era occupato di un'organizzazione e di una "regola" per questo gruppo di donne. Così, quasi per caso (ma per divina provvidenza), nacquero le monache domenicane, e in seguito, un po' in qua e un po' in là, i monasteri si moltiplicarono.
Raniero Cantalamessa OFMCap, Predicatore della Casa Pontificia, richiama la I lettera di san Pietro ove si dice che gli apostoli sono coloro che hanno annunciato il Vangelo nello Spirito Santo: ecco sintetizzati contenuto (Vangelo) e metodo (Spirito Santo) della predicazione. Il Vangelo è la buona notizia recata da Gesù ma è anche la buona notizia intorno a Gesù. Pietro infatti dice: noi predichiamo Gesù crocifisso. Il paradosso dei nostri tempi è che si parla spessissimo di Gesù, soprattutto nella cosiddetta fiction, ma non lo si nomina quasi mai direttamente quando l'argomento è la fede, ciò in cui si crede. E invece nel Nuovo Testamento la fede che salva è quella in Gesù Cristo morto e risorto. Duplice è dunque il dovere del predicatore: 1. un forte atto di fede, per non cadere nel pessimismo, nello spirito di ritirata; 2. adeguarsi alla società post-cristiana e agire in essa come gli apostoli nella società pre-cristiana. La base della predicazione che convertì il mondo duemila anni fa viene direttamente da Gesù (non solo dopo la Pasqua, come alcuni hanno sostenuto). In Gesù c'era sia il "cherigma" (di fronte al quale sboccia la fede) sia la "didachè" (destinata a formare, a perfezionare la fede già nata). L'annuncio forte di Gesù era: il Regno di Dio è in mezzo a voi (dopo la Pasqua l'annucio sarà: Gesù è il Signore). Gli apostoli andavano dritti al nucleo essenziale (il mistero pasquale) e oggi c'è appunto una fede da far nascere di nuovo, per cui bisogna ispirarsi a loro. Non viviamo più in una società tutta cristiana, occorre non farsi schiacciare dalla mole impressionante di sapienza teologica accumulata nei secoli e puntare allo sbalordimanto dell'ascoltatore (Tertulliano), a quel "cherigma" che divide in un prima e in un dopo la vita di chi lo accoglie. E il mezzo è lo Spirito Santo, senza il quale la predicazione è inconcepibile: occorre pregare, mettersi in ginocchio chiedendo a Dio qual è la parola. Altro mezzo indispensabile è la retta intenzione: non predicare se stessi, ma Cristo Gesù. E non farsi tentare dallo scontento, dall'eccessivo rimprovero, dall'apocalittismo. Il predicatore è un poeta, un cuore innamorato. Oggi dunque c'è qualcosa da cambiare nel posto che la predicazione occupa nella Chiesa. E ai dotti teologi, ai raffinati filologi va forse esteso l'invito di volgersi, di tanto in tanto, alla predicazione: la Chiesa tutta ne ha bisogno.


