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I Martedì di San Domenico
Le fughe di Giona - 2
Pentimento e perdono
La via difficile
Il secondo incontro sulle "fughe" di Giona, introdotto da fra Giovanni Bertuzzi o.p., che ricorda la peculiarità di Giona, fra tutti gli altri profeti, per il suo resistere e opporsi a Dio, propone una duplice lettura psicanalitica.
Massimo Recalcati, analista lacaniano e direttore del Centro Jonas, constata che Giona può essere visto come una figura della contemporaneità e ne enumera alcuni caratteri: 1. non si sveglia alla chiamata, rifiuta di assumere il proprio desiderio inconscio, fugge senza alcun apparente senso di colpa (Lacan: oggi l'uomo non ha più "vergogna"); 2. si addormenta stordito dal sonno (la via del sonno, del godimento senza desiderio è la più semplice e sempre più praticata); 3. si fa gettare in mare (suicidio narcisistico: il soggetto contemporaneo tende a divergere dal proprio essere, per cui si perde e si fa del male). Si può intendere Giona in alternativa al Figliol Prodigo perché, al contrario di questi, non sperpera, non si abbandona a un consumo/godimento addizionale, ma si lascia andare a una deriva silenziosa e melanconica. Entrambi - Giona e Figliol Prodigo - sintetizzano i sintomi prevalenti nella contemporaneità: lo spegnimento, il voler morire da una parte, il voler godere freneticamente, il voler vivere e basta dall'altra. Sintomi accomunati dal venir meno della responsabilità etica e dunque del senso di colpa. Pentirsi è soggettivare il senso di colpa, e Giona evidentemente non lo fa. E il senso di colpa, secondo Lacan, va sganciato dal senso del dovere: il soggetto è in colpa quando rinuncia al proprio desiderio, quando non ascolta la chiamata dell'inconscio. Venendo al perdono, non si può ignorare l'etimo che contiene la parola "dono". Perdonare è un donare, o condizionato (da un'immaginaria reciprocità) o incondizionato (a prescindere dall'altro, secondo l'asimmetria evangelica che invita ad amare i propri nemici). Perdono, secondo Klein, è vicino a gratitudine, ovvero al superamento simbolico dell'invidia: implica sia la forza della memoria sia un relativo oblio. In analisi, il vero alleggerimento (dal peso del passato, dall'attesa del risarcimento) avviene quando si assume il peso della propria responsabilità e si riconosce che - per certi aspetti - si è voluto ciò che si è subito.
Fra Costantino Gilardi o.p., psicanalista allievo dello stesso Lacan a Parigi, nota che la nostra cultura è segnata da qualcosa di duale (divisione del soggetto, eredità di Freud confluita nella cultura comune) e che nel tempo storico la conflittualità tra la "forza" e le "regole" non può essere completamente superata. Il Purgatorio, figura affermatasi progressivamente a partire dall'XI secolo, offre la possibilità di immaginare un tempo intermedio, dove anche dopo la morte fisica si può cercare riparazione, si può ottenere il perdono. La difficoltà del perdono è che a esso non segue immediatamente l'estinzione della ferita (offesa, torto): è necessaria un'elaborazione, qualcosa che trasformi l'uomo. L'amore di Dio fa sì che l'atto di perdonare crei qualcosa che prima non c'era (analogia con l'atto del decidere, che non si limita alla scelta ma fa scaturire qualcosa di nuovo). Non si tratta quindi di far finta che qualcosa non sia accaduto, ma di credere a oltranza che qualcosa di positivo possa venire dall'altro, anche contro ogni evidenza. L'altro non è l'atto che ha compiuto, non solo. Così, nel pentimento, il passato viene accolto e giudicato nella libertà che può determinare un cambiamento. Gesù, presa coscienza del suo destino, indurì il volto e si diresse verso Gerusalemme (ci vuole più forza a non rispondere alla violenza con la violenza che viceversa). È questo un atto creativo che interrompe la catena: Gesù prende su di sé la violenza, la brutalità e la interrompe. E il piccolo gruppo che rimane ai piedi della croce crede alla sua parola anche di fronte allo sfascio. La via del pentimento e perdono è ancorata dunque alla parola di un altro che resta altro e di cui ci fidiamo: allora la resurrezione è possibile, allora è possibile un aldilà della morte.


