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I Martedì di San Domenico
proiezione documentario
Operazione Radium
I lettori de I Martedì non sono arrivati impreparati all'appuntamento con una così importante e insieme singolare memoria della Seconda guerra mondiale e della Resistenza a Bologna come l'Operazione Radium: Anna Maria Aldrovandi Baldi, sul n. 280 di quest'anno, li aveva già emozionati parlando di quella vicenda e del bel documentario di Alessandro Cavazza che l'ha rievocata. Ma, per loro come per i tanti altri che sono stati presenti al Salone Bolognini, tra cui non pochi familiari e amici dei protagonisti di questa storia, l'emozione si è moltiplicata, giacché era in programma proprio la visione di quel documentario, (Ra)88: Operazione Radium, commentato dallo stesso regista, dallo scrittore Loriano Machiavelli - che interviene anche nel film - e dallo storico Luca Alessandrini, direttore dell'Istituto storico Parri Emilia Romagna. In breve la storia: a Bologna, nell'estate del 1944, i tedeschi, che occupano la città, vogliono requisire, in vista della produzione di armi atomiche, tutto il radio custodito all'ospedale Sant'Orsola, ma i partigiani, grazie alla collaborazione dei medici responsabili, riescono, sia pure a caro prezzo, a far fallire il progetto. Cavazza ha raccontato che l'ha appresa proprio da Machiavelli (che infatti ne parla nel suo recente romanzo Delitti di gente qualunque) e che man mano che si documentava, presso l'Università e presso l'Istituto Parri, vedeva crescere una vicenda ricca di protagonisti: da Nazario Sauro Onofri ai padri domenicani, dal prof. Palmieri al prof. Gardini a D'Ajutolo? Machiavelli, prima di leggere qualche bellissima pagina del suo romanzo, ha svelato che, oltre al libro e al documentario, c'era in progetto anche un film, memori del famoso Gli eroi di Telemark (che rievoca anch'esso il tentativo tedesco di approvvigionarsi di una componente necessaria alla produzione dell'arma atomica: l'acqua pesante). Cionondimeno, ha tessuto l'elogio del genere-documentario: "è una delle forme moderne per tramandare il nostro passato, la nostra storia" in modo accattivante e immediato, cosa che non sempre riesce allo stesso modo quando la memoria è affidata alla pagina scritta. Ma Alessandrini ci ha tenuto, a tal proposito, a sottolineare i meriti specifici di questo documentario. "In una proposta generale di documentari storici in genere noiosi, riesce a scorrere e a raccontarci qualcosa in modo verosimile", ha spiegato, anche se poi ha aggiunto che le cose andarono in modo ancor più complicato, perché "la Resistenza ha rappresentato un'organizzazione articolata e complessa", e ciascuna delle operazioni cui si dava corso coinvolgeva numerosi soggetti. "Ci vorrebbe un documentario per ciascuno dei tantissimi episodi accaduti durante la guerra", ha concluso Machiavelli. E con lui p. Bertuzzi, che ha congedato i presenti con un monito: "Bisogna conoscere, ricordare gli episodi dolorosi della nostra storia, perché quel passato non deve ripetersi: la guerra trasforma i rapporti delle persone in modo da porli sotto il dominio della violenza".
Guido Mocellin


