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I Martedì di San Domenico
Oltre il nostro orizzonte
La necessità di guardare lontano
Il tentativo di leggere i problemi del nostro paese entro la contemporanea realtà internazionale, avviato nel "Martedì" del 12 gennaio, è proseguito questa sera con altri due osservatori particolarmente raffinati, dal punto di vista delle scienze sociali e da quello della geopolitica. Il prof. Giuseppe De Rita, che torna al San Domenico per la settima volta (l'ultima era stata nel 2002), si ripromette di partire dalle cose italiane per collegarle con il resto del mondo, e le descrive a partire da una crisi: quella delle due culture che hanno costruito il nostro paese, la cultura risorgimentale e la cultura riformista, ma anche della cultura dell'individualismo, del "fai-da-te" e della libertà di essere se stessi che in qualche modo ha eroso, a cominciare dagli anni Sessanta, le prime due, ma che oggi, pur essendo quella predicata e praticata dal principale leader politico, Berlusconi, è avviata al declino. Ciò consente a De Rita di indicare all'orizzonte tre linee di sviluppo per la società italiana: quella che metterà a valore la cultura dell'altro, "una categoria assolutamente incancellabile dall'orizzonte dell'uomo"; quella che porterà a una crescita della comunità e della socializzazione; e quella che, in ambito di fede, tornerà a porre l'accento sul "santo" rispetto al "sacro", sulla religiosità comunitaria rispetto a quella esperienziale. Il prof. Lucio Caracciolo offre invece un percorso inverso: cogliere alcune tendenze a livello mondiale e declinarle sul quadrante italiano. In quel mondo che un secolo fa era tutto "europeo", mentre oggi gli "altri" sono in tutta l'Europa, Caracciolo vede anarchia e discronia: una diffusione del potere, non più occidentale, non più solo statuale e non sempre visibile, e una diffusione dei tempi, nel senso che ciascuno dei nuovi soggetti ha una sua idea del tempo, esibita nella diversa concezione strumentale del tempo. Da qui discende una crescente delegittimazione dei poteri pubblici, anche per l'evidente insufficienza dei nostri sistemi democratici, i meno adatti a rispondere alla nuova velocità dei tempi, delle notizie, delle decisioni? basti pensare alla questione ambientale. Questo nuovo mondo che avanza investe in pieno l'Italia, che però vi è impreparata culturalmente, avendo piuttosto aderito alla "vulgata" accademico-giornalistica secondo la quale le culture stavano omologandosi intorno a criteri e valori globali. In questo contesto è l'immigrazione, secondo Caracciolo, che diventa la partita su cui ci giochiamo tutto: finora c'è stata una capacità di integrazione relativamente buona, e - contrariamente a quello che si potrebbe pensare - nelle aree governate dalla Lega, molto più che in quelle dove si radica la criminalità organizzata. Ma "o cominciamo a pensare cosa fare della gente che viene qui, oppure il fenomeno diventa ingovernabile".
Guido Mocellin


