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  • Anno Sociale 2006 - 2007
Mar, 21/11/2006

I Martedì di San Domenico

Ricordando padre Michele Casali

 

Oltre il counseling

Ascolto e compassione

 

Diana Mancini introduce la serata - che si apre con la proiezione di una sintesi dell'intervista di Sergio Zavoli a padre Michele Casali (Rai, 2000) - sottolineando come si sia voluto dedicare un Martedì all'"ascolto", una pratica particolarmente cara a padre Casali: ascolto come stare (a sentire) e come attenzione (che è anche intenzione verso qualcuno), ascolto come forma di cura e anche di veglia (la scolta era la sentinella con il compito di sorvegliare i ponti), ascolto quindi come un vigilare per farsi dire le cose che gli altri vogliono dire.
Stefania Giorgi, che insegna comunicazione interpersonale ed è counselor, parte dalla personale esperienza per descrivere l'incontro con il counseling: un momento di difficoltà, un senso di fragilità e solitudine, un bivio esistenziale (rimanere nel proprio disagio o cercare di cambiare?). Di cosa aveva bisogno? 1. qualcuno che non la giudicasse; 2. qualcuno senza consigli in tasca; 3. qualcuno che la facesse sentire adeguata e non mancante; 4. qualcuno a cui potere dire "ascoltami" (e basta, senza parlare e fare). Il counseling si è rivelata per lei una forma di accoglienza calorosa, basato prima di tutto sulla qualità della relazione. Il counseling, infatti, non è il luogo dove trovar consiglio, bensì una relazione di aiuto (in cui si "utilizza" la sofferenza per ricondurla su un piano propositivo, in cui si favorisce il senso della dignità personale), una relazione facilitante che scioglie i nodi. Il counselor è uno stimolatore, talvolta un provocatore (per portare alla luce il punto in cui la persona si è bloccata), ma soprattutto è un accompagnatore, che coltiva il ritmo parola/silenzio, che non crea dipendenza e punta invece sull'autonomia di ogni singola persona.
Francesco Campione, che insegna Psicologia Clinica a Bologna ed è responsabile del Progetto Rivivere, nota come le figure dell'aiuto e dell'ascolto siano da tempo delineate secondo una tecnica che però tende a minimizzare le peculiarità dell'individuo. La grande difficoltà è riuscire a passare elasticamente da una modalità attiva a una passiva, poiché mettere da parte i propri orientamenti e preferenze non si può fare solo tecnicamente. E infatti, se quello che ascolti ti colpisce, l'ascolto ti aggancia e si trasforma in compassione (che è comunque anche una passione per sé). Ma se quello che ascolti non smuove in te una forma di riconoscimento, per analogia con le tue vicende più o meno personali, e tuttavia ti investe ugualmente e pienamente per via del bisogno che l'altro manifesta, allora non si tratta più di compatire ma di "perpatire" ovvero di provare passione per l'altro, in forza e in virtù di una responsabilità, di un essere indispensabili. Allora è possibile ascoltare l'altro in quanto altro. Se ascoltiamo l'altro attraverso noi stessi, non potremo mai recepire l'inaudito e l'assurdo. Ma se giungeremo a perpatire, riusciremo a ospitare l'estraneo, e cioè - di fronte al bisogno "incomprensibile" dell'altro - a riconoscere che è un bisogno. E a esso offriremo appunto ospitalità, senza scadenze, senza limitazioni.

 

Partecipanti: 

Campione Francesco
Giorgi Stefania
Mancini Diana

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