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Mercoledì all'Università
Nuovi cittadini dal mondo
tra ospitalità e paure
Altri autori
Angelo Tranfaglia, Giacomo Barbieri, Laura Gamberini, Paola Puccini
La società umana si fonda sull'accoglienza: è questo un dato sottolineato a livello linguistico dal fatto che il termine "ospite" designa sia colui che ospita che chi viene ospitato. La natura umana è relazione: gli uomini non vivono isolati ma si aggregano nella civitas. La società ha atteggiamenti ambivalenti verso gli immigrati: da un lato è evidente il bisogno, la necessità di aprire all'altro; d'altro canto c'è sempre il timore delle avversità e del contrasto. Tale paura è soprattutto animata dalla sensazione che l'ospite metta in pericolo la propria sicurezza. Tuttavia, anche gli stranieri sono soprattutto vittime di reati come qualunque cittadino italiano: sono infatti stranieri ben un quarto delle donne e un quinto degli uomini vittime di un qualsiasi reato. Fino al 1988 gli stranieri erano coinvolti come attori solo nel 6% dei fatti criminali, oggi lo sono in un omicidio su tre. Ma c'è una notevole differenza nella percentuale dei reati se analizziamo l'immigrazione regolare o quella irregolare: se il 70-80% degli stranieri irregolari è in una potenziale "condizione criminogena", gli omicidi imputabili a immigrati regolari è invece di poco superiore a quelli imputabili a cittadini italiani. L'obiettivo - ha chiarito il Prefetto di Bologna - è costruire un rapporto di fiducia che spinga le vittime anche straniere a parlare con le forze dell'ordine, vincendo la diffidenza (spesso nei loro paesi originari esse sono viste come coloro che negano la libertà) e la pressione del proprio gruppo sociale, che può voler mascherare condizioni di incertezza o di illegalità.
Quando si vive vicini e si è diversi bisogna imparare a parlare: solo così si ottiene un'armonia dei diversi e perfino degli opposti. Questa è anche la strada per ottenere nello stesso tempo il rispetto per la nostra e per la loro identità culturale. Su questo quadro di principi sostanzialmente condiviso anche dai rappresentanti del sindacato presenti alla serata dott.ssa Laura gamberini e dott. Giacomo Barbieri in sostituzione di Alessandro Alberani, si inserisce la problematica degli strumenti applicativi, della loro delicata messa in opera e necessaria verifica. Un utile strumento presente anche presso la Prefettura di Bologna è lo "Sportello unico per l'immigrazione", che regola le entrate per lavoro e il ricongiungimento familiare. La legge Bossi-Fini ha istituito lo strumento dei flussi programmati, stabilendo il numero di immigrati che ogni anno possono venire a lavorare nel nostro paese: vi sono quote che in teoria dovrebbero essere ancorate agli andamenti economici del paese, anche se così purtroppo non avviene. Infatti l'andamento dei flussi non accontenta né datori, né lavoratori e così si ricorre al lavoro nero. La complessità del sistema comporta spesso tempi lunghi prima che il lavoratore possa effettivamente iniziare a lavorare. Per ciò che riguarda i ricongiungimenti familiari: questi possono essere richiesti da soggetti che sono già in Italia e possiedono sia lavoro che casa. Ma anche in questo campo solo una minima percentuale (20%) degli ingressi risulta regolare e con la reale intenzione di fermarsi nel nostro paese. Purtroppo anche verso lo Sportello gli immigrati nutrono una certa diffidenza dettata in particolare dalla difficile comprensione linguistica. La recente proposta di estendere la cittadinanza italiana agli stranieri nati sul territorio italiano, in base al principio dello ius soli in alternativa a quello dello ius sanguinis, ha soprattutto di mira l'intento di tutelare il più possibile i minori.
Francesco Pieri


