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I Martedì di San Domenico
Morir di note
Patologia e genio musicale
Guido Zaccagnini, storico della musica e noto conduttore di Radio3 Suite, distingue tre possibili sottogeneri: 1. morti misteriose; 2. malattie psichiche; 3. morti accidentali particolarmente curiose. Tra queste ultime spicca il caso di Jean-Baptiste Lully, feritosi a un piede mentre batteva la misura col suo bastone durante una prova. Il ripetuto rifiuto di operarsi consentì un degenerare della cancrena e infine il decesso. Tra le vittime di turbamenti della psiche si annoverano, tra gli altri, il gravissimo Schumann, Hugo Wolf, Smetana, Gershwin che aveva allucinazioni olfattive, Schriabin che si credeva una reincarnazione di Chopin e infine diceva di essere Dio. Lo stesso Beethoven non riusciva a fare un'elementare addizione, come avesse un impedimento di tipo psichico. La lunghissima depressione di Rossini, la detenzione di Donizetti in un manicomio criminale parigino e svariati altri esempi testimoniano una frequente vicinanza, nelle biografie dei compositori, tra genialità e malattia mentale, con esiti a volte letali.
Gino Paolo Latini, magistrato e giurista, esamina il triste caso di Chaikovskij, che già a dieci anni tentò il suicidio e che morì - secondo la vulgata - di colera per aver bevuto acqua di fiume non bollita. Ma il cadavere vegliato e i vestiti non bruciati fanno dubitare che si trattasse di colera. Ipotesi recente: un Giurì d'Onore (segreto) della Scuola di Giurisprudenza decreta la morte per suicidio dell'ex allievo Chaikovskij, reo di aver corteggiato il nipote di un Principe (la denuncia di quest'ultimo allo Zar rischiava di disonorare la Scuola). Tragico e misterioso anche il destino di Bellini, morto nel pieno della giovinezza, solo, abbandonato in un letto, dopo che gli ospiti avevano rifiutato per giorni di far entrare chiunque nella loro residenza di campagna parigina. Epidemia? Avvelenamento (per gelosia)? Bizzarra è anche la recente tesi di uno studioso giapponese a proposito di Mozart: la suocera, per scongiurare i debiti, avrebbe persuaso la figlia a somministrare per sei mesi al marito l'acqua toffana.
Paolo Puddu, specialista di medicina interna e autore del volume Canone enigmatico, conferma che l'ipotesi dell'acqua toffana era stata avanzata per Mozart (il quale scrisse, proprio sei mesi prima di morire, "mi hanno avvelenato"), ma anche accantonata perché la somministrazione dev'essere lunga, costante e certo non ne fu artefice Salieri (fantasiosamente accusato nell'Amadeus di Forman). Tra le 157 ipotesi formulate è difficile scegliere, ma la certezza clinica di un'insufficienza renale (aggravata da clisteri e salassi) trova curiosamente conferma in una rara anomalia renale che si riscontra in soggetti che hanno una malformazione dell'orecchio. In Beethoven e nelle sue molteplici infermità, invece, si tende oggi a riconoscere una certa inclinazione alla somatizzazione e anche, forse, una qualche malattia autoimmune (la sordità andava di pari in passo con i disturbi addominali). Certo la medicina si è basata per secoli sulla teoria degli "umori peccanti" (da espellere, da far uscire), con conseguenze spesso tragiche per gli ammalati: la massa trovata nel fegato di Bellini, per esempio, si poteva probabilmente curare con ematina; la quarantennale psicosi maniaco-depressiva di Rossini poteva svilupparsi secondo un diverso percorso. E così via. Ma la sensazione è che, comunque, l'invasamento che coglie ogni grande musicista in determinate fasi, il timore di perdere l'estro, il continuo procedere sull'orlo dell'allucinazione conducano assai spesso i geni musicali a morire per cause strane, non-banali, a coronare una vocazione non comune con un ultimo atto avvolto nel mistero.
Fabio Melis (clarinetto), Marco Verza (clarinetto), Alessandro Ancarani (fagotto) hanno eseguito brani da Mozart, Beethoven e Rossini.


