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Mar, 16/12/2008

I Martedì di San Domenico

Meditazione e musica

Per raccontare il "Martedì" prenatalizio non basterà questa pagina: ci vorrebbe un compact-disk di Chiara Bertoglio, la musicista e musicologa che, usando alternativamente le sue parole e il suo pianoforte, ha preso per mano i presenti e li ha condotti a incontrare l'arte e la fede di Olivier Messiaen, "uno dei più grandi compositori del Novecento, anche se non dei più noti". Un'artista che aveva l'obiettivo di esprimere "le verità teologiche della fede cattolica tramite la musica"; che ha proposto con le proprie opere, dal celebre Quartetto per la fine dei tempi al San Francesco d'Assisi, una riflessione su Dio tramite la musica. Dei suoi Venti sguardi sul Bambino Gesù, nati dall'idea di un ciclo di conferenze e di brani musicali sul tema dell'incarnazione, ne erano in programma quattro: lo Sguardo del Padre, lo Sguardo della Stella, lo Sguardo degli Angeli e la Prima comunione della Vergine. Ma come ha spiegato la giovane e già affermatissima artista torinese, questi Sguardi contengono tutti i temi principali della scrittura di Messiaen: dal leitmotiv del Padre, di Dio, che viene pienamente sviluppato nel primo movimento per poi ritornare negli altri, a quello della stella e della croce, sobrio e senza fronzoli; dall'elemento del canto degli uccelli, che per lui è un po' la voce di Dio, dell'infinito che si fa vicino, all'elemento del tempo e del ritmo, di cui l'artista si serve in quest'opera per cercare di astrarre chi ascolta dal tempo dell'uomo e condurlo fuori dal fluire del tempo, in un'atmosfera di eternità. Sul tema della stella e della croce si era concentrato in precedenza il domenicano p. Francois Dermine, protagonista di una riflessione spirituale sul mistero del Natale. Che cosa è infatti, si è chiesto, che induce ad associare la nascita e la morte di Gesù, il Natale e il Venerdì santo, la stella - appunto - e la croce? Il Verbo incarnato di Dio, che si umilia assumendo la nostra condizione umana, comporta la dimensione del dramma, della sofferenza, della divisione, dell'ingiustizia: di tutti i mali che derivano dal peccato. Ovvero: Gesù, con l'incarnazione, si rende vulnerabile, cioè si consegna a noi e permette non solo alla nostra sofferenza, ma anche alla nostra malvagità di ferire profondamente il suo cuore, animato da un amore divino. Di conseguenza, ha proseguito p. Dermine, anche l'essere umano che vuole seguire Gesù deve prepararsi a essere sempre più vulnerabile, a lasciarsi ferire dalle ferite degli altri e a lasciarsi ferire dagli altri. Questo è il mistero cristiano, questo è il motivo della nostalgia che accompagna la gioia di cui è avvolto il Natale. Non dobbiamo mai permettere che la sua bellezza scompaia dalla nostra memoria, ma anzi dobbiamo abituarci a contemplarla: allora i momenti di difficoltà ci porteranno non alla disperazione o al cinismo, ma sempre più profondamente nel mistero stesso di Dio che si fa carne.
 

 

Partecipanti: 

Dermine Fran殩s-Marie
Bertoglio Chiara

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