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Mar, 07/02/2006

I Martedì di San Domenico

Maria Maddalena

Bellezza e perdono

 

Paolo Garuti OP, che insegna Esegesi del Nuovo Testamento a Roma, premette che Maria Maddalena (= "della torre") è un contenitore, una figura che si dà per conosciuta ma di cui si sa pochissimo. Solo Luca fornisce un dato biografico (sette mariti alle spalle) che la collega alla Samaritana (cinque mariti) ma anche al demoniaco (cfr. il Libro di Tobia). È presente alla sepoltura e anche alla resurrezione di Gesù, appartiene al gruppo di donne che vanno al Sepolcro per ungere Gesù - ed essendo la mirra uno dei simboli più forti della compiacenza sessuale, Maddalena diviene la mirrofora per eccellenza. Così la tradizione le attribuisce un gesto (lavare con lacrime e unguento i piedi di Gesù) per cui gli evangelisti nominano una certa Maria (e basta). Altra pista: Maria sorella di Marta e Lazzaro (mai per altro detta maddalena), stereotipo appunto di "sorella" che ascolta la parola (ascoltare=simbolo di unione, fecondazione di idee). In Giovanni la mirrofora Maria Maddalena concentra e rappresenta anche le altre due. Il Nuovo Testamento tende quindi a sintetizzare in Maddalena la presenza del femminile intorno a Gesù. Però una Maria (madre) non si confonde mai con le altre ed è determinante per stabilire una successione di Gesù. D'altronde è insostenibile l'idea di una discendenza carnale di Gesù: l'erede sarebbe sicuramente presente nei Vangeli. Esiste sì una grande capacità fecondativa, ma è spirituale ed è affidata alla parola.
Andrea Emiliani, storico dell'arte, rileva che il ruolo di Maria Maddalena - ben chiaro o chiaramente confuso nei secoli - si avvantaggia di infinite interpretazioni, che dipendono in buona parte dalle richieste dei committenti. Dopo il Concilio di Trento, per esempio, le Maddalene si fanno più seducenti (e più attente) ma sono commissionate per luoghi riparati e chiusi (stanze private etc.). Emiliani passa in rapida rassegna alcuni dipinti - a partire dal "maestro della Maddalena", circa 1280 - che testimoniano lo svilupparsi del culto della Maddalena e insieme la grande varietà dei motivi raffigurativi. Opere di Neri di Bicci, Lorenzetti, Masaccio, Del Sarto, Bronzino, Barocci, Lanfranco, Finson, Cagnacci vengono analizzate e comparate (mediante proiezione). Particolare attenzione va riservata al "compianto" di Niccolò dell'Arca, il quale, tra l'altro, era affiliato proprio al Convento San Domenico di Bologna e dunque è quasi di casa. Il "compianto" è un pezzo sensazionale, un'opera che da sola fa un museo, "una specie di Nike mostruosa" - come la definì D'Annunzio - che "pare sforzarsi di partorire il dolore".
Angela Malfitano, attrice e regista, dopo aver letto in apertura alcune liriche seicentesche dedicate alla Maddalena e, a supporto dell'intervento di Emiliani, il brano in cui D'Annunzio descrive il proprio incontro con l'opera di Niccolò dell'Arca, conclude la serata con la lettura integrale di Maria Maddalena o della Salvezza di Marguerite Yourcenar, incantando il pubblico con la potenza delle parole dell'autrice e con l'intensità della propria interpretazione.

 

Partecipanti: 

Emiliani Andrea
Garuti Paolo
Malfitano Angela

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