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  • Anno Sociale 2009 - 2010
Mar, 10/11/2009

I Martedì di San Domenico

Malavita e criminalità organizzata

 

 

Introdotti da Umberto Lancioni, tre ospiti massimamente esperti in materia sono convenuti a San Domenico a proporre altrettanti approcci convergenti e complementari al tema della criminalità organizzata in Italia: un magistrato, Francesco Pintor, per raccontare come e quanto mafia, camorra e `ndrangheta sono penetrate anche in Emilia Romagna; un uomo di Dio, p. Fabrizio Valletti, per dirci del territorio e delle relazioni sociali in cui esse nascono e prosperano; un altro magistrato, Pierluigi Vigna, per spiegarci, dal suo punto d'osservazione nazionale, come riconoscere "i volti della mafia". La globalizzazione della criminalità, ha spiegato Pintor, già procuratore generale della Repubblica a Bologna, non ha risparmiato la nostra regione, dove le diverse "mafie" si sono spartite territori e tipologie di attività criminose: ad esempio, a Modena i "casalesi" operano nel mercato immobiliare, nelle estorsioni (in particolare su imprenditori conterranei) e nell'attività usuraia, mentre nel riminese e nell'interno della Romagna le cosche controllano il gioco d'azzardo e, in accordo con mafie straniere, il traffico di stupefacenti e lo sfruttamento della prostituzione. E tuttavia il quadro complessivo dell'Emilia Romagna continua a presentare una minore intensità di presenza mafiosa rispetto ad altre regioni del Nord, grazie al contesto ambientale, culturale, storico? che non consente per sua intrinseca natura infiltrazioni profonde, perché saldamente orientato verso determinati valori. Ed è proprio sul contesto ambientale, su quel "mondo diverso" in cui prospera la camorra, che si è soffermato p. Valletti. Nelle famiglie dei camorristi si assiste alla trasformazione dei comportamenti malavitosi in costume, in una cultura profonda, dotata di un proprio codice comunicativo - l'aggressività e l'esibizione esasperata - e di propri rituali. In questa cultura la coscienza rimane soffocata da una religiosità esteriore, che delega tutto al protettore (quello terreno e quello celeste) senza mai un'assunzione di responsabilità, e che al massimo cerca di esorcizzare i sensi di colpa, come testimoniato dalle diffusissime richieste di benedizione. Ma entro questo "mondo diverso" il camorrista stesso finisce per rimanere prigioniero: si sente sicuro solo dentro al suo sistema profondamente protettivo (che comprende anche gli avvocati, i medici e garantisce denaro in abbondanza anche ai detenuti e persino la pensione alle vedove) e perciò gli è impossibile uscirne. In qualità di ex procuratore nazionale antimafia, Vigna conosce assai bene i tanti volti dietro ai quali la mafia si presenta. Uno di questi volti è il suo modus operandi, basato sulla forza di intimidazione e sull'assoggettamento che ne deriva, e che opprime la libertà dell'uomo. Un secondo è quello economico: si stima l'incasso annuo delle varie mafie nostrane in mille miliardi e settecento milioni, ma più che la ricchezza accumulata, preoccupa il modo in cui questa ricchezza viene reinvestita, dall'edilizia agli ipermercati? Poi c'è il volto politico dell'impresa mafiosa (e accanto a questo il volto terroristico ed eversivo), perché - come dice anche la legge - scopo dell'associazione mafiosa non è solo il controllo dell'economia, ma anche l'ostacolo al libero esercizio del voto, o per procurare voti a sé o ad altri. L'ultimo volto della mafia che Vigna ha presentato è quello della globalizzazione, che segue immediatamente il percorso economico e che ha avvicinato i gruppi criminali, oltre a rendere più facile il riciclaggio. Ma il vero business della mafia - ha così concluso la serata Vigna - è stato la capacità di stravolgere la fiducia della gente dalle istituzioni a se stessa. "Finché noi non riusciamo a riconquistare la fiducia della gente?".
Guido Mocellin

 

Partecipanti: 

Pintor Francesco
Valletti Fabrizio
Vigna Pierluigi
Lancioni Umberto

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