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  • Anno Sociale 2007 - 2008
Mer, 14/05/2008

Mercoledì all'Università

Voci del Novecento

 

L'Io esploso

Berto, Brancati, Bianciardi

 

Dalla lettura che l'attore Maurizio Cardillo ha dato dei brani tratti dai romanzi di tre voci della letteratura italiana del secolo scorso, Giuseppe Berto, Luciano Bianciardi e Vitaliano Brancati, preceduta da un'introduzione del professor Andrea Battistini e intervallata da brani eseguiti al pianoforte dal Maestro Stefano Parmeggiani, emerge la difficoltà dell'Io dell'uomo contemporaneo nel trovare una sintesi tra i drammi che lo sconvolgono e lo dividono, di sentirsi ancora unico. Ne Il male oscuro Giuseppe Berto dà sfogo alle manie di un uomo che, perduto il padre, verso cui non aveva mai provato realmente affetto, e anzi da lui a tratti disprezzato, finisce poco alla volta per rendersi schiavo di questo ingombrante fantasma fino a identificarsi in lui. La sintassi, spezzata e quasi priva di punteggiatura, e il continuo fare riferimento a singoli dettagli rendono l'andamento del discorso perfettamente aderente all'angoscia, alla perdita di sequenzialità del pensiero del protagonista, che da uomo innamorato della vita finirà per diventare misantropo e infelice. L'opera di Vitaliano Brancati Paolo il caldo, pur partendo da stile e composizione esattamente opposti - sintassi perfettamente equilibrata, prosa attraversata da echi classici ed evangelici - amplia la prospettiva di Berto e trasporta il conflitto padre-figlio in quello bene-male, luce-buio. Il padre del protagonista, suicidatosi, è l'emblema della Virtù e della Ragione a cui il figlio, incline alla lussuria e al vizio, non riesce ad arrivare: prospettiva quindi opposta a quella di Berto, ma che spacca ancor più l'Io narrante, che lo costringe a vedere nell'abisso della sua coscienza, che sempre più gli sembra simile alla sua terra, la Sicilia, così luminosa e calda da essere accecante e asfissiante. Un conflitto di tutt'altro tipo, ma ancor più totale, coinvolge il protagonista de La vita agra di Luciano Bianciardi: avendo assistito ad una strage, l'esplosione di una miniera di grisù nel grossetano, nella quale sono morti 43 minatori, il conflitto tra lui e la società si allarga fino a diventare una crepa insanabile, fino a costringerlo ad elaborare l'ideale di una società libera, basata sull'assenza della tecnologia e sullo stato "naturale" dell'uomo, visione che fa da eco a quella di Jean-Jacques Rousseau, una società sessualmente liberata dai vincoli del matrimonio e della monogamia, in cui i figli stessi sono condivisi e alla cui base, anziché lo scambio (origine del denaro), c'è il "donativo", la gratuità. Qui l'Io evade dal reale, elabora piani strategici di distruzione dell'azienda responsabile dell'esplosione, pur restando impotente di fronte al "muro di gomma" che gli oppone la società contemporanea, basata sul profitto e quindi sulla svalutazione della vita umana. Tre romanzi, questi, che esprimono in maniera compiuta quella "rivoluzione" della letteratura iniziata attraverso l'opera di Italo Svevo e Luigi Pirandello, che non a caso avevano parlato dell'uomo come "essere fuori di chiave" e "stonato", e che infatti non a caso presentano forti analogie con questi maestri e tra di loro: sia Berto che Brancati che Bianciardi vedono la malattia non solo come qualcosa da contrapporsi ad uno stato positivo di "salute", ma come mezzo di conoscenza di se stessi: "la salute non analizza se stessa" diceva Svevo; tutti e tre i protagonisti vedono scatenata la loro crisi dalla morte di qualcuno, e sempre tutti e tre si sposano con donne "normali", dotate di buon senso, prive di introspezione. Sono, inoltre, romanzi pubblicati tra la metà degli anni `50 e `60: gli anni del "boom economico", nel quale l'economia italiana conobbe il suo periodo più fecondo, e anche quelli della disputa sulle "due culture", quella umanistica e quella scientifica: i difensori della seconda, in particolare, accusavano gli umanisti di eccessivo individualismo e reazione a priori contro la tecnologia, accusa alla quale gli umanisti replicano rivendicando il conflitto, onnipresente in letteratura, tra essere e dover essere, e che quindi il loro non è un rifiuto retrivo della tecnologia ma si chiede quali miglioramenti potrà portare un semplice avanzamento materiale, non connesso ad una adeguata crescita spirituale. Il conflitto umano presentato in questi tre romanzi, quindi, si trasforma in realtà in conflitto sociale, e quello che esprimono non è soltanto il dilemma di un singolo, ma quello di tutta una generazione, attraverso tre sfaccettature diverse ma pur sempre riconducibili ad un unico tema: la "stonatura" dell'Io, il suo essere sempre in contrapposizione con qualcos'altro, fosse anche con se stesso. Pur pervasa da questa terribile consapevolezza, però, la lettura proposta da questi tre autori evidenzia come non si arrivi, in ultima analisi, al nichilismo: l'Io, pur esploso, cerca sempre una chiarificazione, interroga se stesso per risolversi, usa perfino la malattia come mezzo di autoconoscenza. La parola "fine", quindi, in questo caso, è da identificarsi con speranza
Cosimo Plasmati

 

Partecipanti: 

Cardillo Maurizio
Battistini Andrea

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