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  • Anno Sociale 2007 - 2008
Mer, 13/02/2008

Mercoledì all'Università

Laurea e lavoro

Quale "credito" ai giovani?

 

Il filosofo è colui che fa un altro mestiere". Ricordando questa affermazione di Umberto Eco, che anni fa apriva così una lezione di semiologia, Giorgio Tonelli, giornalista, introduce una discussione sul problema del passaggio dall'università al mondo del lavoro. L'intenzione è quella di illustrare la situazione attuale, i problemi che comporta, e le innovazioni con cui si cerca di utilizzare al meglio il capitale umano rappresentato dai laureati. Il professor Cammelli riporta alcune statistiche preoccupanti: scarsità di giovani a causa del calo delle nascite, bassa percentuale di iscrizione all'università rispetto agli altri paesi europei, alta percentuale di abbandono degli studi. Quest'ultimo aspetto suggerisce che già al momento dell'orientamento, tra scuola secondaria e università, i giovani non siano efficacemente guidati e orientati. Inoltre scarseggiano le iscrizioni soprattutto alle facoltà scientifiche, settore nel quale maggiormente sarebbe necessario investire. Per quanto riguarda il destino occupazionale dei laureati, una volta superati questi ostacoli, le statistiche evidenziano che non subito avviene un incontro utile tra laureati e aziende, e purtroppo ancora oggi le donne e i meridionali trovano maggiori difficoltà di accettazione. Proprio per favorire una dialettica tra domanda e offerta lavorativa è nata già nel 1994 Almalaurea, la cui banca dati permette alle aziende di accedere ai curricula di tutti i laureati (oltre un milione ad oggi), con l'obiettivo di estendere il mercato del lavoro a livello nazionale e internazionale. Il dottor Rangoni affronta il problema dal punto di vista delle imprese. Che tipo di persone cercano i privati oggigiorno? In generale si prediligono giovani dalla mente aperta, educati alla modernità, che abbiano fatto esperienza del mondo con viaggi o attività formative. Il sistema italiano si sta adattando ai nuovi metodi produttivi mondiali, e ancora resistono barriere culturali (una laurea vista ancora come "titolo" e non come apprendimento di un mestiere) e strutturali (molte piccole aziende che non hanno la lungimiranza o la capacità di investire nell'innovazione). Per questo un dialogo costruttivo tra università e imprese dovrebbe prevedere un'analisi seria dei dati e un orientamento della formazione verso le necessità del mondo produttivo, soprattutto per i saperi tecnico-scientifici. E' però indispensabile che anche lo stato partecipi alla crescita del suo capitale umano, ad esempio migliorando l'istruzione e offrendo assistenza agli studenti e ai giovani laureati che partono da condizioni economiche svantaggiose.
Alessandro Parise

 

Partecipanti: 

Cammelli Andrea
Rangoni Fabio
Tonelli Giorgio
Polacchini Sergio

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