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I Martedì di San Domenico
L'arcipelago cattolici
nell'Italia di oggi
Che cattolico è un uomo o una donna che non va a messa la domenica, che non si confessa, che non crede all'indissolubilità del matrimonio, che fa ricorso agli anticoncezionali o all'aborto, e che non di rado si rivolge con maggior fiducia alla cartomante che al suo parroco? Insomma, gli italiani sono ancora cattolici?
Nel 2003 il numero dei matrimoni civili, in molte città italiane, tra cui Milano, Bologna e Bolzano, ha superato per la prima volta quello dei matrimoni religiosi. Il processo di secolarizzazione avanza inesorabilmente, benché in Italia i cattolici (o più precisamente i battezzati) sfiorino il 98% degli abitanti. Però sono una minoranza, secondo le ultime rilevazioni, coloro che vanno a messa regolarmente, che si confessano e che credono nell'aldilà. Sono ugualmente cattolici? Che tipo di cattolici?
È ormai noto: la società "liquida" (Bauman) da una parte sollecita i processi di secolarizzazione, dall'altra trasforma la religiosità e le sue strutture e forme tradizionali in qualcosa d'altro. La Chiesa lo sa e reagisce moltiplicando i grandi appuntamenti che sollecitano le emozioni collettive, riorganizzando e modernizzando l'attività delle parrocchie, dando spazio a nuovi movimenti e associazioni, sostenendo le iniziative e gruppi di volontariato ai quali partecipano decine di migliaia di giovani, dando spazio a nuovi movimenti.
E allora c'è il vescovo di Locri che ha insegnato ai suoi ragazzi a organizzarsi in cooperative per produrre fragole e lamponi, c'è la teologa Adriana Zarri che dopo sessant'anni di ricerche si dedica ora con passione alla teologia trinitaria, c'è padre Livio Fanzaga che, dopo aver visto la Madonna di Medjugorie, ha organizzato (e oggi dirige) Radio Maria, c'è don Vinicio che ha fondato la Comunità di Capodarco per disabili e autistici, c'è don Leonardo Zega comandante della nave ammiraglia intitolata a Famiglia Cristiana (800.000 copie settimanali), c'è padre Giuseppe Gliozzo che il 21 dicembre ha organizzato nei locali dell'Azione Cattolica di Catania un incontro per lo scambio di auguri tra i gay cattolici e i loro amici, c'è padre Alex Zanotelli, il missionario comboniano tra i più instancabili organizzatori delle manifestazioni contro la guerra in Iraq. E molti altri.
Ci sono cattolici, però, che ritengono questo proliferare un madornale errore di valutazione: "La Chiesa parla di sociale ma ha sbagliato i tempi. Ha creduto di poter realizzare il messaggio marxista quando già questo stava finendo. Ha creduto di poter prendere il surrogato del comunismo dopo che il comunismo era morto. Ha sbagliato storia".
Ci sono altri cattolici che formulano una critica diversa ma non meno dura: la Chiesa non avrebbe capito a pieno "la lunga deriva che dall'Illuminismo in poi ha portato in primo piano l'individuo. Il mondo è cambiato perché mette il singolo nella condizione di avere, di desiderare, di perseguire un destino personale". Ma la Chiesa dà o tenta di dare una risposta a questa crisi allargando la sua azione nel sociale. No, non si può rispondere a questa crisi "trasformando la parrocchia in un pronto soccorso, prendendo in considerazione solo i problemi dell'immigrato, dell'anziano solo, del drogato. L'istituzione ecclesiastica deve dare una risposta al grande fenomeno che è l'arrivo della soggettività".
Cambiamenti, umori, speranze, delusioni... Emerge indubbiamente un modo confuso, approssimativo e contraddittorio di essere cattolici, un modo che può leggersi anche come la manifestazione di una crisi più generale delle ideologie, della politica, della cultura, della famiglia. Forse allora conviene non smettere di domandarselo: cosa significa - oggi - essere cattolici?


