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Mer, 19/05/2010

Mercoledì all'Università

L'Aquila un anno dopo

ascoltiamo i testimoni

 

L'Aquila un anno dopo. Si spengono le luci nell'aula Barilla, dove si sta per tenere uno degli incontri dei Mercoledì dell'Università, questa volta, dedicato ad ascoltare le voci dei testimoni di quel maledetto 6 aprile 2009. Iniziano a scorrere le immagini desolanti, silenziose, scioccanti che ci restituiscono la fotografia di una città colpita nel profondo del cuore, di una città ferita, prostrata, ma con l'orgoglio di chi non vuole arrendersi. Mai. Anche se la strada sarà lunga, anche se il processo di ricostruzione, soprattutto quello emotivo, sarà per tutti una conquista difficile, faticosa, frutto di sacrifici e privazioni. Eh si perché non è facile, oggi a distanza di poco più di un anno, mettere da parte il ricordo ancora troppo vivo di quella notte terribile, in cui i muri, i mobili, le fondamenta delle case e delle chiese hanno, improvvisamente, cominciato a tremare. Quasi nell'incredulità e nella sorpresa di chi già da giorni, settimane e mesi, avvertiva scosse piccole e grandi. Nessuno però aveva voluto credere a quella che poi sarebbe diventata una devastante, orribile realtà di morte e desolazione. Il bilancio definitivo ha contato 308 vittime, circa 1600 feriti di cui 200 gravissimi e circa 65000 sfollati sistemati tra alloggi di fortuna, tendopoli ed alberghi della costa adriatica. Scettici e fiduciosi gli aquilani, abituati da anni ormai alla terra che trema, avevano imparato ad esorcizzare la paura, a relegarla nei meandri più profondi e a convivere con le continue scosse "Noi studenti che ogni mattina ci ritrovavamo sui banchi dell'Università, a volte, proprio per allontanare la paura ci scherzavamo su, convinti, quasi forti del fatto che, tanto a noi, non sarebbe potuto mai accadere - ha confessato Davide Gallo, studente in Ingegneria all'Università dell'Aquila . Siamo stati sorpresi dal terremoto nel cuore della notte ed alcuni di noi non hanno fatto neppure in tempo a vestirsi e a fuggire all'aperto. Lo scenario che si è spalancato davanti a noi dopo il sisma è stato sin da subito agghiacciante: le strade, le chiese, le botteghe e la piazza che era il cuore pulsante della nostra vita da studenti...tutto crollato, non c'era più nulla. Solo polvere e macerie. Una coltre di polvere talmente spessa e penetrante che ci ha accompagnato per molti giorni, restituendoci un'immagine ovattata ed offuscata della nostra città. Come se stessimo vivendo un sogno - ha concluso Gallo. "Uno scenario di morte, desolazione e distruzione che non dimenticherò mai - ha esordito così don Luigi Maria Epicoco della Parrocchia universitaria dell'Aquila - I corpi e i volti delle persone che incontravo ogni giorno in chiesa, per le vie del centro, nelle botteghe, stavano lì, abbandonati sul ciglio della strada immobili. Non avrei più rivisto nessuno di loro. E mentre passavo, terrorizzato e sopraffatto dalle mille emozioni di quei momenti, mi chiedevo perché mi sta succedendo questo. Perché, Signore, mi metti davanti a questa prova? Poi è stata la volta della ricostruzione. Più che di quella architettonica, storica, culturale, c'era bisogno di quella emotiva. C'era bisogno di rimettere in piedi le coscienze e non solo i corpi, di riscuotere e far rinascere la speranza in persone che, in un solo istante, avevano perduto tutto, la casa, la famiglia, i ricordi ed i pezzi di una vita intera. "Non è stato facile allora e non lo è oggi "ha ammesso don Luigi, o meglio don Gino come tutti familiarmente lo chiamano - molti dei terremotati si sono arresi, anziani soprattutto. La loro vita, la loro casa erano rimaste sepolte sotto le macerie, i loro ricordi erano stati spazzati via con violenza, le fotografie strappate dalle pareti ed inghiottite dal sisma; e non hanno avuto la forza di reagire, non hanno trovato nulla a cui aggrapparsi, per cui sperare e si sono arresi alla morte, non a quella vera, ma a quella che ti logora e ti uccide dentro, giorno dopo giorno. Ma ci sono anche gli altri - ha raccontato Don Gino - quelli che, orgogliosamente e con grande dignità, hanno rialzato la testa ed hanno voluto restare all'Aquila per continuare a combattere, per ricostruirla con la speranza, un giorno non troppo lontano, di poter dire "ho visto cadere tutto, ho visto le macerie crollare e ricoprire l'Aquila, ma ho visto anche la vera resurrezione dell'anima della mia città". Torna la luce in sala, sguardi attenti, un po' sgomenti, forse anche un po' impauriti dalla crudezza dei racconti, ma tutti, oggi, se ne andranno a casa con la sensazione di avere compreso e forse anche un po' vissuto quella notte, grazie alle emozioni ed alle suggestioni di chi c'era davvero.
 

 

Partecipanti: 

Epicoco Luigi Maria
Gallo Davide
Iannessa Simona

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