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Mer, 21/04/2010

Mercoledì all'Università

La scienza di fronte alla Sindone

Altri autori

Bruno Giuseppe Barberis, Federico Palmonari

La Sindone di Torino è un antico lenzuolo di lino, a struttura spigata, lungo circa m. 4,36 e alto circa cm. 110. Sul verso è visibile l'immagine brunita, frontale e dorsale, di un uomo morto a causa di crocifissione. "Va definita un reperto medico-legale, da studiarsi con i criteri e le tecniche propri di questa disciplina, a cavallo tra la cultura anatomo-clinica e quella umanistica" (Baima Bollone); ad essa si interessano infatti sia le scienze chimico-fisiche e biologiche, sia quelle storiche. Gli esami escludono la presenza di pigmenti colorati, per cui vi è oggi sicurezza sul fatto che l'immagine non sia da attribuire a un intervento pittorico: la brunitura è invece dovuta all'ossidazione e disidratazione delle fibrille superficiali. Non possiamo dire se l'intensità dell'immagine sia variata nel tempo. Macchie dal colore carminio, la cui natura ematica e umana è stata comprovata, sono sparse sulla figura e visibili anche sul retro del telo. In particolare, il sangue della ferita del petto ha carattere "cadaverico", per avvenuta dissierazione. La presenza del sangue deve avere preceduto la formazione dell'immagine corporea, giacché sotto le macchie ematiche non vi sono tracce della brunitura. Oltre alla crocifissione, la Sindone conserva tracce di altre torture: flagellazione, corona di spine, probabili frattura del setto nasale e spaccatura di un labbro, varie tumefazioni. Il telo non è stato a contatto con il corpo durante il processo di decomposizione, di cui manca ogni traccia. Per chi conosce la vicenda di Gesù, la visione della Sindone diventa rimando spontaneo ed eco silenziosa del Vangelo. Quel telo ha toccato il corpo di Gesù di Nazareth dopo la sua deposizione? L'impronta è soltanto una sua venerabile "icona" o una vera e propria reliquia? La riposta si situa sul piano della possibilità. Tra i resoconti evangelici e la Sindone non vi è comunque incompatibilità. La storia della Sindone è legata a un dato assai incerto: l'epoca della sua origine. Essa risale certamente almeno alla metà del sec. XIV, quando la sua presenza è attestata a Lirey. La mancanza di notizie sicure antecedenti è ritenuta da alcuni una difficoltà insuperabile per ricollegarla a Gesù, anche se non si rado i reperti antichi compaiono senza altra notizia di sé che la propria stessa realtà. Non è ancora noto alcun procedimento che possa spiegare il modo con cui si è formata l'immagine. Mediante esperimenti di ogni genere si sono finora ottenute impronte simili (da ultimo quella realizzata da Garlaschelli), ma mai comparabili alla finezza di quella sindonica. Le scoperte dell'effetto negativo-positivo fotografico e della proprietà tridimensionale dell'immagine rendono pressoché impensabile un artificio programmato, dato che fino ad epoca assai recente tali conoscenze non appartenevano né all'uomo comune, né allo scienziato: si direbbe che questo telo abbia atteso il nostro tempo per manifestarsi grazie alla tecnica a un gran numero di persone. E' quindi ingiustificato affermare che la Sindone sia sicuramente di epoca tardomedievale, e ancor più che si tratti di un falso intenzionale. Al momento, l'unico atteggiamento obiettivo è di ammettere che non sappiamo. Il secolo XX ha visto una grande quantità di scienze interessarsi del reperto. La discussione ha avuto un'impennata a partire dal 1988 quando, dopo le analisi sulla componente di C14 presente nel tessuto, fu reso noto l'esito che datava l'origine del telo fra il 1260 e il 1390 d.C. Il referto porrebbe la datazione della Sindone proprio nel periodo documentato dalle fonti a nostra disposizione. Ma i risultati di tali esami, pur importanti, non vanno considerati come conclusivi: è certo infatti che la radiodatazione può essere inquinata da vari fattori fisici e biologici. La somma di un grande numero di fattori convergenti sull'identificazione con Gesù non potrà mai produrre una definitiva certezza. Ciò vale soprattutto quando il dato utilizzato è di dubbio valore (presunte scritte sul telo, monete sugli occhi) o quando la ricerca non è ancora giunta a conclusione (pollini, paleobotanica). Si può solo concludere per la non-impossibilità che la Sindone sia del primo secolo dell'era cristiana e che abbia avvolto il cadavere di Gesù; più ancora: non è irragionevole riconoscere a queste affermazioni un grado di seria probabilità. Giovanni Paolo II ha detto che La Sindone è provocazione all'intelligenza. Non trattandosi di una materia di fede, la Chiesa non ha competenza specifica per pronunciarsi su tali questioni (ma) esorta ad affrontarne lo studio senza posizioni precostituite con libertà interiore e rispetto sia della metodologia scientifica, sia della sensibilità dei credenti. L'uso della categoria di icona assume quindi nel caso della Sindone un carattere eccezionale, ma legittimo: icona di fattura sconosciuta, icona del silenzio del sepolcro, del sabato santo. Il margine di incertezza che ci lascia il suo studio, la sua "discrezione" di testimonianza che non si impone, ma interroga, possono essere visti dai credenti come conformi a una pedagogia divina del "segno".

Cf. G. Ghiberti, «Sindone», in G. Tanzella Nitti - A. Strumia (edd.), Dizionario interdisciplinare di Scienza e Fede, Urbaniana University Press, Roma 2002

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