Piazza San Domenico 12
40124 Bologna
tel. 051 581718
I Martedì di San Domenico
La religiosità di Guareschi
Non è un fascista; è un liberale anarchico, insofferente verso molti aspetti della modernità. È un umorista e non è un romanziere; uno scrittore morale e uno scrittore di pace, che lotta per le sue idee ma non odia nessuno; uno scrittore inoltre radicato nel suo territorio, le campagne intorno a Parma. E infine, i suoi non sono romanzi e non vanno letti come tali; sono piuttosto racconti ciclici, che nascono settimanalmente sui giornali umoristici, ragion per cui i personaggi, lungo i racconti, rimangono sempre uguali a se stessi, non hanno mai crisi, non cambiano? Ai "Martedì" si parla di Giovanni Guareschi, nel centenario della nascita (1.5.1908) e nel quarantesimo della morte (22.7.1968), e tutti pensano subito a don Camillo e Peppone e al Crocifisso che parla, e in effetti è giusto così, perché la saga di don Camillo (346 racconti settimanali, ripresi in volumi tradotti in tutte le lingue e venduti in 20 milioni di copie, per non dire degli spettatori - ormai impossibili da calcolare - delle versioni cinematografiche) lo ha «ucciso». E Guido Conti, scrittore che gli è anagraficamente nipote e geograficamente conterraneo, è come un fiume in piena: fa quasi fatica a lasciare al giornalista Roberto Zalambani il tempo per un'introduzione affettuosa verso entrambi, prende la parola e si capisce subito che il suo recente Giovannino Guareschi. Biografia di uno scrittore (Rizzoli, Milano 2008) è un libro da leggere, perché capace di raccontarci un autore che - non meno dei suoi più celebrati contemporanei - ha attraversato e interpretato l'intero Novecento. Dalla nascita, spiega Conti, che avviene a Fontanelle in un caseggiato che ospita anche la cooperativa socialista, all'infanzia durante la quale lui scampa alla "spagnola" e il padre alla Grande guerra, al rovescio economico della famiglia (1925), al fratello disperso in guerra (1942), da cui conseguono l'arresto, la tortura e il ritorno sotto le armi, e un anno dopo la deportazione in Polonia e Germania, fino all'impegno anticomunista negli anni drammatici dell'immediato dopoguerra (il celebre slogan «Dio ti vede? Stalin no» è suo) e ancora al successivo processo per diffamazione nei confronti di De Gasperi (1954), che gli costa un altro anno di carcere: ben poco del «secolo breve» non gli attraversa la vita, e su quel poco (la TV, il Sessantotto) ha dei presentimenti lucidamente ostili. E tuttavia, conclude Conti, lo scrittore che scaturisce da questo attraversamento spesso tragico non è un nichilista ma piuttosto uno scrittore di consolazione, che manifesta una grande fede nella Provvidenza: i suoi personaggi più famosi, don Camillo e Peppone, sono due uomini dalla fede incrollabile, e quanto al Crocifisso, che è il terzo personaggio della saga (un'invenzione enorme: un Cristo in mezzo agli uomini, che parla con loro, nel secolo della morte di Dio?) il suo Vangelo è chiaro: trovare Dio in ciascun uomo.
Guido Mocellin


