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- I Martedì di San Domenico
Ora evento:
La politica e l'indifferenza
La Repubblica italiana verso la XVII legislatura
Avevamo sottotitolato questo primo “Martedì” del 2013 “La Repubblica italiana verso la XVII legislatura”, ma ora che quella legislatura è iniziata (e mentre si paventa, o si spera, che possa finire prestissimo), riascoltare le considerazioni dei politologi invitati quella sera, con il direttore de La Nazione Gabriele Cané a fare da suggeritore di temi e problemi, diventa ulteriormente illuminante.
Per prima cosa il prof. Piero Ignazi, che insegna all’Università di Bologna, visto che si tende a leggere come sintomo dell’indifferenza dei cittadini verso la politica considerare l’astensionismo, ha descritto la progressione della percentuale degli astenuti alle elezioni politiche in Italia, salita da meno del 10% del 1979 a quasi il 20% del 2008, dandole tuttavia il contenuto di una maggiore, e non minore intensità emotiva legata alla politica, che tuttavia è di segno repulsivo: «disgusto e rabbia nei confronti della politica», e quindi rifiuto di ogni contatto (astensione), ovvero scelta di formazioni politiche che raccolgono questi sentimenti, come il Movimento 5 Stelle.
A questa prima lettura dell’indifferenza Gianfranco Brunelli, direttore del quindicinale Il Regno, ne ha aggiunta un’altra, questa volta dal lato della politica, cioè dei suoi soggetti, i partiti e i movimenti che la animano. C’è da almeno vent’anni, ha insistito Brunelli, la domanda di un’intelligibilità della nostra democrazia in senso competitivo e governante, come risulta dalla metabolizzazione del bipolarismo (sebbene esso abbia ben funzionato solo nell’elezione dei sindaci). E c’è una resistenza dei partiti a rispondere ai cittadini che tradisce la loro indifferenza a tale domanda; sono sembrati sinora incapaci di presentare un modello convincente di riforma del sistema politico, e anzi hanno perseguito un’autonomia dei politici che è ben altra cosa dalla necessaria autonomia del politico.
In effetti, anche secondo Ignazi la disponibilità dell’elettorato al cambiamento è alta: dividendo in “quarti” l’elettorato, ci sarebbe una porzione che si colloca a sinistra, fedele nei secoli; un’altra che cerca qualcosa di nuovo, che vuole premiare chi dà l’idea del mutamento, ed è molto mobile sulla linea destra-sinistra; un altro quarto disponibile a mobilitarsi di nuovo, quindi anch’esso alla ricerca di cambiamento, e infine il quarto che raccoglie i raziocinanti e altre piccole aree. “Dunque, la disponibilità a premiare chi propone il cambiamento è (sarebbe) maggioritaria”. Ma chi interpreterà alle elezioni questa proposta, ci si chiedeva (un po’ retoricamente) quella sera?
L’impressione, riportata allora da Brunelli, è che il Movimento 5 Stelle immagini di risolvere la politica all’interno di una fantomatica società che i suoi leader Grillo e Casaleggio identificano con “la Rete”, e che è inadeguata tanto a rappresentare la società come a costruire una classe dirigente, “mentre è ben adeguata a rappresentare la protesta, il disgusto”. Ma dall’altra parte, sia a centrodestra sia a centrosinistra, “abbiamo l’idea che la politica possa di fatto occupare tutta la società, renderla clientelizzabile…”. Due estremi, politicizzazione e antipolitica, che, tra le altre conseguenze, hanno quella di eliminare un grande portato della cultura politica cattolica, oltre che liberaldemocratica: quello dell’esaltazione dei corpi intermedi.


