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I Martedì di San Domenico
La musica secondo Buzzati
Maria Luisa Altieri Biagi, che ha insegnato Storia della Lingua Italiana a Bologna, spiega che Buzzati - al contrario di quanto ritenevano alcuni critici e colleghi (cui pareva un giornalista prestato alla prosa) - si applicò sempre a una lunga elaborazione per raggiungere la semplicità espressiva, mantenendo un'attenzione costante alla sonorità, al ritmo, alla musicalità della lingua. Nel racconto Il macigno, ad esempio, la semplice scelta di un verbo sdrucciolo ("pencola") mima foneticamente il pericolo di una caduta, interi periodi con giochi di assonanze e chiasmi riproducono a livello sonoro l'attesa, il pathos della vicenda. Nel racconto Crescendo si ha un esempio lampante del lavorìo retorico, i cui due "strumenti magici" - per ammissione dello stesso autore - erano la ripetizione e la progressione ("dal mormorio allo schianto"), che riproducono con grande efficacia l'idea di un assalto dal di dentro, di un dolore e una minaccia che si percepiscono esterni e che invece si generano nella psiche della protagonista. Così anche ne La segretaria, uno degli ultimissimi testi scritti da Buzzati, la progressione dal massimo al minimo traduce con maestria la sensazione dello spegnersi e insieme del rimanere attaccati anche all'ultimo brandello di vita. Buzzati - lo scorso anno ricordato più all'estero che in Italia - merita di tornare in prima persona alla nostra attenzione.
Maurizio Cardillo ha letto Crescendo, brani dai dialoghi con Yves Panadieu, brani dalle Lettere a Brambilla, Il registratore.
Felice Del Gaudio (contrabbasso) e Annibale Modoni (pianoforte) hanno eseguito brani del repertorio musicale novecentesco (jazz, classica e leggera).


