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I Martedì di San Domenico
La messa di Pio V
Musica, arte e ideologia agli albori della modernità
Riccardo Barile OP, Priore della Provincia di San Domenico in Italia, si chiede se il messale di San Pio V sia da ascrivere alla "consuetudine" o all'"innovazione". È come risvegliarsi da un sogno - dice. Che poi il risveglio sia il sollievo da un incubo onirico o l'entrata in un incubo reale, molto dipende da chi ha sognato. La messa di San Pio V è espressione in cui confluiscono un papa alessandrino e domenicano, il Messale da lui promulgato nel 1570, l'ultimo Messale Romano - del 1962 - prima della attuale riforma liturgica, nonché alcuni gruppi di cattolici legati a questo tipo di messa: tutte realtà con una loro storia e una loro problematica che non possono essere né confuse né giustapposte. Come invece normalmente avviene. Dopo il Vaticano II e durante il decennio degli anni '70 si addivenne alla configurazione della messa attuale con la coscienza non solo di aver compiuto una riforma necessaria e auspicata da tre secoli, ma anche di aver "riparato" inadempienze verso l'intenzione di Gesù Cristo nel consegnare l'eucaristia; anzi, di aver colto un passaggio dello Spirito e assecondato lo spirare del vento divino. Per tutte queste ragioni, la riforma apparve come un non ritorno, un po' come nella cultura europea dopo la rivoluzione francese maturò la coscienza che la storia non sarebbe mai più tornata all'antico regime. Oggi invece la coscienza del "non ritorno" sembra smentita da una rinascente simpatia per la messa di San Pio V, sponsorizzata non solo da gruppuscoli ma anche da prelati cattolici. Insieme alle maximesse degli stadi e dei raduni giovanili, torna a piacere la messa di San Pio V, accostamento impensabile negli anni '70, ma oggi possibile con la cultura del postmoderno. Anzi, forse questa messa è quella che si adatta di più a sostenere l'emozione di chi si è emozionato per il recente film sul silenzio dei certosini, beninteso continuando a far uso del telefonino e senza rinunciare agli MP3. Per chi ha lavorato all'attuale riforma liturgica o anche solo per chi ne è convinto, è come svegliarsi da un bel sogno e precipitare in un incubo vero. Ma forse San Pio V non permetterebbe quanto oggi si sponsorizza a suo nome; forse i preti e i fedeli oggi non sanno neppure leggere il Messale da lui promulgato, tant'è vero che usano un Messale del 1962; forse, al di là delle emozioni e delle ortodossie, bisogna vedere che cosa realmente Cristo ci ha consegnato consegnando l'eucaristia.
Il Coro Euridice, diretto dal maestro Pier Paolo Scattolin, alterna agli interventi e alle illustrazioni cinquecentesche presentate da p. Barile l'esecuzione di brani da Pier Luigi da Palestrina, Claudio Monteverdi, Tomas Luis de Victoria, Marco Enrico Bossi.


