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I martedì di San Domenico
La giustizia civile
Ben innescato da p. Giovanni Bertuzzi, con un riferimento a quel passo dell’enciclica di Benedetto XVI Caritas in veritate – il n. 38 – che rimanda a un celebre motto di Giovanni Paolo II, «la solidarietà è anzitutto sentirsi tutti responsabili di tutti», il dialogo sul rapporto tra giustizia, economia e democrazia è proseguito tra p. Francesco Compagnoni, domenicano, docente di teologia morale, e Paolo Prodi, docente emerito di Storia moderna.
Spaziando da Tommaso d’Aquino, la cui distinzione tra giustizia commutativa, giustizia legale e giustizia distributiva è tuttora riflessa nel Catechismo della Chiesa cattolica (n. 2411), a Paul Ricoeur, per il quale l’idea di uguaglianza è altrettanto importante dell’idea di giustizia, fino alla celebre «teoria della giustizia» di John Rawls, secondo il quale una società giusta è quella nella quale i meno avvantaggiati possono ottenere il massimo possibile, Compagnoni ha posto al centro del suo ragionamento l’inclusione sociale come condizione che consente a tutti, compresi gli ultimi e gli emarginati, sia di partecipare alla produzione della ricchezza, sia di averne parte. Rinvia all’inclusione sociale anche il concetto di responsabilità sociale d’impresa: l’idea cioè che l’impresa, fonte della ricchezza moderna, non appartiene solo agli azionisti ma a tutti gli stakeholders, i portatori d’interesse, e dunque non può che essere sociale.
Dal canto suo Prodi è partito dall’affermazione che la giustizia, come la intendiamo in Occidente, è nata sulla base della distinzione tra reato e peccato, tra legge e coscienza, e che il venire meno di tale dialettica pone in pericolo l’intero sistema, come risulta evidente oggi se si guarda al nuovo capitalismo finanziario (dove tale concetto appare “liquefatto”) e in genere alla nostra società dei consumi, nella quale la responsabilità personale viene poco a poco cancellata. Occorre dunque tornare a porsi il problema della “bontà” delle proprie azioni, a sentirsi responsabili della propria salvezza, consapevoli che ci si salva o ci si danna in base a come si esercita la giustizia, e che quindi non serve cercarne l’oggettivazione attraverso il moltiplicarsi di organismi terzi, come le authorities. Se infatti il diritto non “respira” tra la sfera interiore e quella esteriore, ha concluso Prodi, muore, e con esso l’Occidente.


