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- I Martedì di San Domenico
Ora evento:
43° anno 10° incontro dei " Martedì" - 7° anno degli Incontri a Tema di ASMEPA
La cura del pensiero
Secondo appuntamento del ciclo di “Martedì di San Domenico” dedicato ai diversi aspetti della “cura” della persona umana (cf. I Martedì n. 311, p. 59), questo che si occupava della “cura del pensiero” si è giovato innanzitutto del contributo di Armando Massarenti, responsabile del supplemento culturale Il Sole-24 Ore-Domenica, dove tiene fra l’altro la rubrica Filosofia minima. Proprio esemplificando lo stile della sua rubrica, ha raccomandato di compiere “esercizi spirituali”, a partire da qualunque materiale: dalle opere dell’antichità fino alle forme della cultura popolare contemporanea, per scoprire magari insospettabili corrispondenze. Anche le grandi scuole filosofiche antiche, ha spiegato, condividevano questa concezione “pratica” della filosofia, di cui il nostro modo di vivere è intriso: non solo l’etica (ha citato il cantautore De Gregori, che in un suo celebre testo pone la qualità delle persone nella loro capacità coltivare le virtù nel tempo in termini non dissimili da Aristotele), ma anche la logica (perché, come dicevano gli stoici, consente di “ragionare” nel modo migliore possibile, sofismi a parte) e la fisica (perché è molto meglio sapere come stanno le cose che fidarsi di certe “apparenze”). Dunque, ha concluso Massarenti rimanendo dentro alla metafora degli “esercizi”, si ha “cura del pensiero” quando lo si “allena” a mantenere la sua “mobilità”.
Roberto Mancini, professore ordinario di Filosofia teoretica presso l’Università di Macerata, ha preso la parola dichiarando di voler stigmatizzare innanzitutto le diffuse forme di “incuria” del pensiero. “Una strozzatura evidente, ad esempio, nella vita politica, dove troviamo molti slogan ma raramente una visione complessiva; e ogni volta che il pensiero viene ridotto a strategia, a calcolo, oppure piegato alle modalità operative dei media”. Invece il pensiero è incontrare, aprirsi all’alterità e alla relazione; è trascendere, compiere un volo al di là delle barriere, dei pregiudizi, delle culture, persino delle religioni. “Pensare è pensare altrimenti”. Ed è ciò che ci consente di abitare la realtà per umanizzarla: “Non è con il cervello, infatti, che pensiamo, ma con la nostra umanità”. Lo ricordava anche Maria Zambrano: pensa il cuore, in noi; pensa la ragione, se non si ferma ai fatti; pensa la coscienza; pensa l’anima. “L’esistenza tende infatti a completare la propria anima, e in questa incompiutezza abbiamo la responsabilità di orientare il nostro compimento”. Che cosa è, allora, che ostacola il pensiero, si è chiesto in chiusura Mancini, e che cosa lo libera? Le forze paralizzanti sono quelle in cui vige il conformismo e manca la libertà: come quando idolatriamo qualche potenza o ci consegniamo a qualsiasi tipo di ortodossia. Le forze liberanti sono il silenzio, perché il pensiero deve poter respirare; il dialogo con l’altro, dove si mette in gioco l’essenziale e non il superfluo; la contemplazione della natura, che ci insegna la meraviglia e l’ospitalità; l’esperienza del cambiamento, quando non subiamo l’idea che nulla potrà mai mutare.


