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  • Anno Sociale 2006 - 2007
Ven, 15/12/2006

disputa

promosso da Librerie Coop, Mondadori, UniBoCultura, CSD

 

Inchiesta su Gesù

Chi era l'uomo che ha cambiato il mondo

 

Pier Ugo Calzolari, rettore dell'Università di Bologna, introduce la pubblica discussione sul libro di Augias-Pesce rilevando la qualità e la serietà del libro medesimo e dunque l'inopportunità della polemica in corso, la qual cosa non toglie che il testo-intervista lasci perplesso il lettore in diversi passaggi. Difficile per esempio liquidare la questione dei miracoli - a meno che non si opti per la discontinuità storica e si propenda per una lettura "leggendaria" dei Vangeli -, arduo equiparare Gesù ai rabbì giudaici del I secolo. Lodevole dunque e rispettabile ogni inchiesta che utilizzi strumenti scientifici, ma comunque la si interroghi la storia di Gesù rimane un enigma, che trascina con sé inesorabilmente un'aura positiva, consolante.
Corrado Augias, noto scrittore e conduttore televisivo, racconta che l'idea del libro nasce da una personale ansia di ricostruire la figura di Gesù (ossificata, scarnificata da due millenni di tradizione) e dall'incontro illuminante con i testi di Pesce, a cui ha fatto seguito una proposta di lavoro comune e una serie di sedute-intervista dalle quali è scaturito il libro. Due considerazioni a lavoro ultimato: 1. Gesù era un personaggio drammatico, contraddittorio, inavasato da Dio, sconfitto (e proprio perché sconfitto ancor più affascinante); la santificazione lo limita, gli fa torto; 2. Gesù era un ebreo, irregolare, eretico, ma ebreo nei dettagli, e tale è rimasto: sconcertante che solo nel 1985 se ne riscontri ufficiale riconoscimento; l'impressione è che la comunità cattolica (e in particolare quella italiana) abbia accolto il devastante messaggio di Gesù in maniera troppo tiepida.
Mauro Pesce, che insegna Storia del Cristianesimo a Bologna, chiarisce l'intento divulgativo dell'operazione: non tanto o non solo un lavoro sul Gesù storico quanto una sintesi-resoconto sull'enorme quantità di dibattiti in corso nel mondo a proposito di questioni esegetiche. Il salto dai testi ai fatti non è competenza dell'esegeta, così come non si può pretendere da lui che dimostri la divinità o la non-divinità di Gesù.
Paolo Garuti OP, che insegna Esegesi del Nuovo Testamento a Roma e a Gerusalemme, riscontra nel libro-inchiesta una carenza di metodo (esclusivamente prosopografico, ignora la "struttura") e una vera e propria lacuna: l'assenza della parola "Cristo". Gesù, quando dice di sé Messia, ha coscienza di quel che afferma, e il suo stesso presentarsi come taumaturgo ne è implicita conferma. Inoltre: l'ebraismo del I secolo era aperto, in forte tensione con il Tempio, non un fatto monolitico, e dunque sottolineare che Gesù era "ebreo" (e basta) è semplificante e quasi fuorviante, perché sposta l'attenzione su uno dei due partiti evangelici (filoromani contro filoebrei), mentre, per esempio, Apocalisse è anti-entrambi e gli Atti testimoniano la distanza di Gesù sia dai Romani che dagli Ebrei. Senza dimenticare che non si possono escludere le lettere paoline dalla considerazione dei Vangeli. Infine: il libro è attraversato da un preconcetto sulle fonti (apocrifo=bello, canonico=cattivo) e propone una sorta di controdogmatica, quando invece - se è giusto divulgare - è giusto divulgare anche i limiti del metodo storico.
Pesce ringrazia per il tono delle critiche (da altre parti, invece, molto più virulente e quasi inquisitorie) e respinge decisamente solo l'accusa di privilegiare gli apocrifi. Per il resto (messianismo, ebraismo di Gesù, ruolo-cardine di Paolo) ammette una problematicità e una complessità di visioni a cui il libro non rende pienamente giustizia (e infatti bisognerà forse pensare a un'edizione più ampia). Sostiene tuttavia l'importanza di immettere nella cultura italiana la pluralità delle posizioni teologiche da cui si percepisce la figura di Gesù.

 

Partecipanti: 

Augias Corrado
Calzolari Pier Ugo
Garuti Paolo
Pesce Mauro

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