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  • Anno Sociale 2002 - 2003
Mar, 28/01/2003

I Martedì di San Domenico

Il vuoto e i nuovi sintomi

Anoressia, bulimia, disagio contemporaneo

 

Anoressia e bulimia: si chiamano DCA (disturbi della condotta alimentare) e riguardano tanto la mente quanto il corpo.
Walter Bruno, della Società Psicoanalitica Italiana, tenta di chiarire, attraverso una breve nota storica, che da almeno cento anni si hanno descrizioni precise di tali disturbi, ma che è cambiato radicalmente il modo di interpretare i sintomi, di indagare le cause. Oggi si tende a vedere la condotta alimentare come un strumento per correggere un'immagine di sé difettosa. Il corpo viene usato per far fronte a un compito mentale che non si è svolto per intero: in particolare, il lavoro della separazione - eclatante nella fase adolescenziale -, se non completato, conduce alla scoperta dolorosissima che qualcosa è mancato, ergo al non sentirsi amati, ergo al ritenere di non avere alcun valore, ergo al rifiutare qualsiasi cura.
Romana Schumann, psicoterapeuta del Centro Gruber, illustra i fattori di rischio, suddividendoli in predisponenti, istigatori e di mantenimento, ed evidenzia alcuni dati statistici (tra cui l'obesità pregressa, i commenti di amici e parenti, la frequentazione di scuole di ginnastica e danza) che sorprendono per la loro banalità ma anche per la loro incidenza percentuale. Il dato clamoroso tuttavia è: tutti siamo a dieta, tutti contribuiamo più o meno inconsciamente a stimolare nei soggetti più vulnerabili un'insoddisfazione per l'immagine del proprio corpo, che può trasformarsi in una patologia. Schumann illustra alcune icone pubblicitarie, alcune vere e proprie perversioni dell'immaginario collettivo, e dolcemente ammonisce: ricordiamoci che i bambini ci imitano, e imparano tutto.
Donatella Ballardini, nutrizionista del Centro Gruber, sintetizza gli aspetti diagnostici di questo circolo vizioso psicologico e rileva come il tempo di latenza (prima del "riconoscimento" della malattia) può arrivare fino ai 4/5 anni. Il conflitto mente/corpo si focalizza dapprima sul peso: la dieta dà un senso di controllo, di riuscita; poi si ha uno spostamento dell'asse fame/sazietà, a cui segue una fame estrema che viene vissuta come nausea, gonfiore etc., secondo un procedimento a catena che rischia di diventare irreversibile. Un test anni '40-'50 su giovani uomini psicologicamente normali esposti a un periodo di semidenutrizione chiarisce quanto il cambiamento di condotta alimentare provochi delle oggettive mutazioni biologiche e psicologiche. Indispensabile quindi una stretta collaborazione tra nutrizionisti e psicoterapeuti.
Massimo Recalcati della Scuola Lacaniana di Psicoanalisi e direttore del Centro Jonas, chiarisce innanzitutto la necessità di una diagnosi differenziale, non tanto per distinguere le due malattie (che ormai tutti concordano nel ritenere fasi o momenti di uno stesso disturbo), quanto per trovare la struttura che sostiene i sintomi, per localizzare la posizione fondamentale del soggetto. Cosa del resto assai difficile, perché questo tipo di malattia per il malato è una cura: "anoressia" è il nome di una felicità paradossale. Solo quando la luna di miele con lo specchio vacilla, i malati cercano la terapia. Infatti l'inerzia dell'anoressia è una forma di potenza, un ricatto mortale rivolto all'altro, che genera angoscia a chi sta vicino, terapeuta compreso. E negli ultimissimi anni si è perso anche quel possibile senso di "malattia radicale dell'amore" in favore di un neo-autismo senza apparenti ragioni, un incapsulamento narcisistico del soggetto. Spesso il primo passo è non sedersi più a tavola: si ha una rottura del "convivio", quell'atto tipicamente umano in cui si mangia e si parla insieme. Una possibile strada è mettere di nuovo i soggetti a tavola, che è la tavola della parola.
Emilio Franzoni, neuropsichiatra infantile, ricorda la lunga collaborazione con la psicologa Annarosa Andreoli, alla cui memoria è dedicata la serata, e cita alcune lettere di giovani pazienti che contribuiscono a testimoniarne la straordinaria umanità e competenza. Chiarisce inoltre che il "vuoto" è tale anche per semplice assenza (un bambino di 7/8 anni, lasciato solo, può svuotare un frigorifero) e specifica quanto l'estensione del "contagio" anoressico-bulimico preceda ormai l'età maggiormente a rischio (l'adolescenza) e si estenda in maniera indefinita oltre quell'età. L'impegno di tutti, secondo l'esempio di Annarosa Andreoli, dovrà pensare a forme di legami sociali dove il convivio, come ricordava Recalcati, non sia devastato.

 

Partecipanti: 

Ballardini Donatella
Bruno Walter
Recalcati Massimo
Schumann Romana
Franzoni Emilio

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