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I Martedì di San Domenico
Gli orizzonti d'Europa, dal mito alla realtà - 2
Il vagare di Cadmo
Religioni e radici del pensarsi europeo
L'intricata questione delle "radici cristiane" è il tema del secondo incontro dedicato dal CSD all'Europa.
Fausto Arici OP, studioso all'Università di Friburgo (Svizzera), indaga il senso della menzione di Dio nelle carte fondamentali dei secoli scorsi, esaminando in particolare le circostanze che fra '500 e '600 determinarono il passaggio dal principato tradizionale a quello assoluto (ovvero alla "regalità di diritto divino"). Dai testi di numerosi pensatori seicenteschi traspare una precisa concezione: il diritto e il comando stanno al cuore della relazione tra Dio e la comunità politica, strumenti di passaggio tra la natura pervertita e sregolata dal peccato e la natura rigenerata dalla Grazia. Nell'Ancien Régime, dunque, Dio è l'auctor dell'ordine costituito. Prima, invece - e cioè fino al '500 -, Dio reggeva l'armonia mundi in concordia con le gerarchie angeliche, ma nell'agire politico come nelle leggi era insieme presente e nascosto. Con Luigi XIV, dunque, il principato diventa esplicitamente cristiano: ha luogo un'incorporazione del fondamento divino nella figura del sovrano. Tale mutazione altera le forme della presenza di Dio, che viene "chiuso" dentro il potere (a dispetto dell'attributo di "onnipresenza"), quasi a forzare un supporto teologico mentre impazzavano le guerre di religione e prendeva avvio il processo di secolarizzazione. A partire poi dal 1789 la menzione divina diventa nettamente periferica: Dio non è più invocato ma evocato.
Paolo Prodi, che insegna Storia Moderna a Bologna, ricorda innanzitutto che la "costituzione" non è una realtà fissa, immobile, a-storica, bensì uno strumento giuridico-politico nato in ambito statale (dal '700 in avanti) e dunque con ogni probabilità inadeguato a una federazione, com'è oggi l'Europa. D'altronde l'Europa liberale e democratica con cui oggi tendiamo a identificarci non nasce solo nel '700 ma dal distacco tra sfera del sacro e sfera del politico: le radici cristiane consistono appunto nel dualismo Dio/Cesare, che si sostanzia, nel corso del Medio Evo, in istituzioni diversificate. C'è poi la questione del giuramento, ovvero del passaggio da un'autorità superiore a una garanzia che viene invece dal basso: le con-iurationes dei cittadini (formazione dei Comuni) che si sviluppano nei secoli fino all'idea di Nazione, a cui ci si "consacra" (obbligo di morire per la patria = battesimo laico). Oggi è in atto una crisi degli Stati-Nazione analoga a quella dei Comuni nel '400, entrambe determinate dall'allargamento del mercato. La faticosa ratifica dell'UE a 25 Stati conferma come un patto politico sia solo abbozzato, tutto da progettare: la sfida è quella di non muoversi in direzione di un federalismo vecchio stampo e di pensare invece un nuovo organismo, sempre tenendo presente che sarebbe pericoloso per la democrazia rinunciare al dualismo sacro/politico.
Paolo Mengozzi, giudice del Tribunale di Primo Grado delle Comunità Europee, ribadisce che la forma "Stato nazionale" è ormai insufficiente (alcune multinazionali hanno già bilanci superiori a diversi Stati), ragion per cui l'UE risulta essere un naturale adeguamento delle Istituzioni agli sviluppi mercantili e sociali. All'origine c'era un patto tacito, esteso senza particolari disguidi ai membri entranti, finché l'allargamento da 15 a 25 (e ulteriori domande) non costrinse a esplicitare quel patto implicito: ecco quindi il passaggio da un sistema di trattati a un testo scritto. La richiesta avanzata dalla Chiesa di nominare le radici cristiane era limitata al "preambolo" (dove si stabilisce lo scopo delle norme giuridiche), ma la tradizione di alcuni Stati membri include proprio il principio della laicità e non se ne fece nulla. Ciononostante, l'attuale testo valorizza il contributo della religione e più in generale crea una prima strumentazione per l'esercizio di quella funzione solidale che è - negli auspici - peculiarità dell'UE In realtà la Costituzione non crea né ha il compito di creare nuovi diritti bensì di puntualizzare i diritti/criteri cui i nuovi membri devono adeguarsi. Ma contiene ugualmente un segno tangibile dei valori cristiani fondanti: l'idea di Europa come "spazio privilegiato della speranza".


