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  • Anno Sociale 2002 - 2003
Mar, 14/01/2003

I Martedì di San Domenico

I figli nella società dei consumi

Oggetti o soggetti?

 

nell'occasione viene conferita a Maria Rita Parsi la tessera di Socio ad honorem del Centro San Domenico

Si parla di figli, di bambini, del loro ruolo e collocazione nella società dei consumi. Non può mancare Maria Rita Parsi, che a "un mondo a misura di bambino" ha dedicato trent'anni di attività e di scritti e di appassionata partecipazione. A lei padre Michele Casali conferisce ufficialmente la tessera ad honorem del CSD, per la generosità e l'entusiasmo con cui ha più volte collaborato con il Centro, per la misura e la chiarezza di tutti i suoi interventi, per l'impegno totale a favore dell'infanzia e dell'adolescenza. Parsi si dice commossa e ringrazia. Casali introduce quindi la discussione, richiamando il concetto di "paternità responsabile" (Paolo VI) e, all'opposto, l'attesa, il procrastinare, il non sentirsi mai preparati alla nascita di un figlio. Oggi si tende a valorizzare la coppia in sé, a detrimento del concetto di famiglia, col risultato che spesso il figlio non rappresenta altro che un completamento, un bisogno soddisfatto. Ci si realizza, ci si autodona un figlio, per poi scoprire che può essere una turbativa (i figli unici sono sempre più frequenti).
Egeria Di Nallo, che dirige il Dipartimento di Sociologia all'Università di Bologna, ritiene invece che il tipo-stereotipo "coppia rapace ed escludente" vada ricollocato all'interno di una breve storia del rapporto famiglia-consumi. Fino circa agli anni '50, la società giudicava i figli una benedizione per il lavoro (figli=braccia), e li educava alla parsimonia, alla frugalità, all'oculatezza, al riserbo. A partire dagli anni '60 e soprattutto nei '70 e negli '80, si ha una formidabile discrasia tra generazioni, in quanto la diffusione dei consumi di massa invita i giovani all'ostensione, ai consumi vistosi, al "sembrare per essere", e tende a isterilire le pulsioni e i rapporti con i genitori. Ma dagli anni '90 in avanti, lo svilupparsi della cosiddetta "società complessa", non più piramidale o per stili di vita, produce un modello di società che va per densificazioni, a seconda dei momenti, dove quindi non esistono più consumi esemplari, dove il consumo diviene un'area densa di senso, per esperire, per fare esperienza. Dunque oggi non si consuma per apparire, ma per vivere simbolicamente. Tant'è che il marketing è orientato sempre più a vendere non "beni" ma "eventi", "atmosfere". In tutto questo c'è la possibilità di costruire qualcosa di positivo, di "educativo": partire dall'etimologia del cum-sumere - ove il "cum" è un abbraccio e il "sumere" è un prendere senza rapire - per vivere il consumo come un modo di comunicazione, cosa che del resto già avviene per i nuovi movimenti di matrice sociale, che operano tutti nell'area del consumo. La valenza fortemente relazionale del consumo nell'attuale società va colta ed elaborata anche dalle imprese produttrici e distributrici, per un'etica esperienzale che vada oltre l'edonismo o la modalità dello status-symbol.
Maria Rita Parsi, che dirige numerose Associazioni e in particolare il Movimento Bambino, preferisce prendere spunto dalla cronaca recente per evidenziare quanto un figlio rappresenti, per numerose coppie, un bisogno, anzi il bisogno per eccellenza: la disperata ricerca di un figlio ne fa quindi un "ostaggio" ancor prima di nascere. Il bambino serve, è proprio utile: se non è consumo questo! L'amore per i figli può essere un alimento per la nostra vita, finché non li mangiamo. Oppure usiamo i bambini come "tiranti" della nostra vita, una vita che appoggiamo su di loro (sul loro "bene") ma che traduciamo soprattutto in "beni". Ma se i beni sono più importanti dei figli, i figli - crescendo - sceglieranno i beni piuttosto che i rapporti. Nella piazza virtuale mediatico-mercatica i giovani rischiano di consumare emotivamente le esperienze ancor prima di farle. Sono affetti da indifferenza e da senso di impotenza, da una profonda sfiducia sulla possibilità di incidere nella società in cui sono entrati. Bisogna percorrere insieme una strada, bisogna trarre forza dalla "gioia", bisogna andare incontro ai bambini come incontro alla luce, perché ciascuno sia una candela che non consuma gli altri ma si consuma da sé, in un grande candeliere dove però ognuno fa luce insieme agli altri.
Renzo Canestrari conclude la serata riallacciandosi ai preziosi contributi dei relatori: ricordiamoci i bisogni intrinseci alla natura di ogni bambino e portiamo sempre attenzione a essi, sempre, fin da quando sono neonati, perché non abbia mai la meglio la nostra tendenza a parassitare sui nostri figli.

 

Partecipanti: 

Parsi Maria Rita
Casali Michele
Canestrari Renzo
Di Nallo Egeria

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