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- I Martedì di San Domenico
Ora evento:
Cento anni di presenza dei Dehoniani a Bologna
I Dehoniani e Bologna
Il prologo del XLIII anno sociale del Centro San Domenico è stato in realtà un compleanno, anzi, un giubileo: i dehoniani (cioè la Congregazione dei Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù) hanno scelto lo spazio pubblico di un “Martedì” per festeggiare il centenario della loro presenza nella città di Bologna.
Allo scopo, hanno invitato un giornalista e scrittore tra i più bravi, per rigore professionale e ricchezza interiore, che la pubblicistica d’ispirazione cristiana esprima attualmente, e che “nel suo piccolo” – come dice lui stesso – è in contatto con i dehoniani del Centro editoriale (CED) che ha sede a Bologna da quasi quarant’anni: Luigi Accattoli.
Dopo aver ripercorso le circostanze in cui quel contatto è nato e le forme in cui si è sviluppato (“sono quattro decenni che scrivo sul Regno e ho pubblicato con le EDB – Edizioni Dehoniane Bologna − otto volumetti…”), Accattoli ha raccontato che i dehoniani arrivarono a Bologna “per naturale espansione”, come capita a tutte le nuove fondazioni, ma “anche per la conoscenza personale che il fondatore aveva fatto a Roma, da studente, con il chierico Giacomo della Chiesa, che poi diviene papa Benedetto XV e che cent’anni fa era per l’appunto arcivescovo di Bologna”. In coerenza con le proprie finalità, ha aggiunto Accattoli, “quella dei dehoniani in questa città è stata una presenza pastorale e sociale, ma anche missionaria e culturale”, con una probabile accentuazione negli anni di quest’ultima. “A partire dal Vaticano II” e dall’episcopato del card. Lercaro “l’apporto dei dehoniani di Bologna è stato di aiuto alla divulgazione e all’assimilazione dell’eredità di quel Concilio”, in virtù della “grande autorevolezza” del “settore biblico” delle EDB e degli “Enchiridion, cioè le raccolte sistematiche dei documenti del magistero e del dialogo ecumenico”. Insomma, ha concluso Accattoli, “chi voglia il Vaticano II nella continuità con la storia precedente – come giustamente chiede papa Benedetto – e nell’irradiazione in quella seguente, verso ogni Chiesa e ogni popolo, deve venire qui ad attingere, come deve attingere al Regno per il filone narrativo e documentale più importante che abbiamo in Italia tra magistero, dibattito ecumenico, opinione pubblica ecclesiale”.
Al secondo relatore di questo “Martedì”, padre Alfio Filippi, dehoniano, direttore emerito sia delle EDB sia del Regno, è restato a questo punto il compito di richiamare i modi delle altre forme della presenza dei dehoniani a Bologna, e lo ha fatto mostrando innanzitutto “chi sono” i sacerdoti della congregazione fondata dal francese Leone Dehon nel 1878: “una spiritualità ben caratterizzata” dal riferimento al Cuore di Cristo svelato come simbolo dell’amore di Dio, e dunque da un messaggio di fiducia piuttosto che di paura, e “un apostolato attivo tra la gente”, cioè un’operosità che portò il fondatore a passare dalle scuole, alle parrocchie dei primi insediamenti operai, ad articoli e conferenze di argomento sociale e politico, alle missioni in Africa e America Latina: tutti settori che p. Dehon “lasciò come missione ai suoi e che nei suoi”, anche a Bologna, “hanno trovato continuità”. Ne danno prova le nove parrocchie e i due santuari che i dehoniani reggono nella diocesi; l’inaugurazione nel 1952 del Villaggio del fanciullo come “risposta a una situazione sociale di difficoltà” (quella del dopoguerra) articolata sulla formazione e sulla preparazione al lavoro; infine lo Studentato delle missioni, che dal 1915 a oggi ha “sfornato” 510 sacerdoti e nel 1947 ha visto partire i primi 16 missionari per il Mozambico, e che ha inviato “decine e decine di studenti di teologia in animazione alle parrocchie tutte le domeniche”. “Abbiamo contribuito al crescere della Chiesa locale”, ha concluso p. Filippi. “Abbiamo fatto del bene e questo nessuno può cancellarlo”.


