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I Martedì di San Domenico
Etica e giornalismo
Presentati dalla moderatrice, suor Myriam Castelli, come "due vere e proprie eccellenze", Ferruccio De Bortoli, ritornato da meno di un mese a dirigere il Corriere della Sera, e mons. Claudio Maria Celli, che guida dal 2007 il Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali, danno vita a un incontro del tutto all'altezza di una tale definizione. Esiste, si chiede De Bortoli, un'etica del giornalismo e delle comunicazioni? O piuttosto non riscontriamo più spesso una tensione tra etica e giornalismo? Infatti "per fare del buon giornalismo, ci vogliono dei giornalisti `portatori sani' di valori, ma a volte le regole non scritte della comunicazione", quelle che non si trovano nei codici deontologici, "attribuiscono un valore di mercato a comportamenti non conformi al rispetto della persona". Talvolta c'è sovrapposizione tra chi dà le notizie e chi le pubblica: accade cioè che "anche il giornalista diventa parte del meccanismo che racconta", soggetto di un conflitto d'interessi. Talaltra il valore spettacolare, (cioè promozionale per le vendite della testata) di ciò che si racconta viene anteposto al compito di trasmettere informazioni non avariate: allora prevale l'infotainment per il quale i nuovi media sono terreno fertile; "ma se cediamo alla tentazione dell'intrattenimento non informeremo, anzi disabitueremo il nostro pubblico dal ragionare". Accade poi che l'etica della funzione giornalistica sia in contrasto con alcuni valori, come la sicurezza nazionale, o diritti, come il diritto alla riservatezza; o con la solidarietà umana: "ma certe foto drammatiche che fanno il giro del mondo non salvano forse più vite di quelle non scattate in nome della solidarietà e della pietà?". "Non si può dire che al giornalismo oggi manche l'etica", esordisce dal canto suo mons. Celli, perché l'etica riguarda la persona, non i mezzi: quando i fatti che accadono, che in sé sono neutrali, vengono a contatto con chi ha il compito di raccontarli, di farne delle notizie, entra in campo una soggettività, un angolo visuale che relativizza la pretesa di obiettività e comporta il ricorso a un'etica. Oggi però le novità che caratterizzano il mondo dei media pongono nuove domande etiche a chi vi opera. "La parola di moda è `disintermediazione': eliminare, grazie ai nuovi media come Internet, la mediazione del giornalista e costruire un `giornale' partecipativo". Ma l'interattività dell'informazione - che consente a tutti di diventare fonte di notizie, aprire un blog e raccontare quel che si vuole -, comporta da un lato l'intervento di professionisti ancor più attrezzati sul piano etico, per aiutare a "distinguere se nei rubinetti sempre più aperti e potenti dell'informazione scorre acqua potabile e infetta"; e dall'altro che tutti quelli che decidono di comunicare in pubblico e quindi diventano "fonte" avvertano la responsabilità che in tal modo si assumono, e dunque accettino a loro volta di sottomettersi a delle regole. Regole che Celli riassume laicamente in quattro semplici parole: "rispetto, dialogo, ascolto, sguardo comune".


