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I Martedì di San Domenico
Le passioni oggi - 4
Del sentire contemporaneo
Conclusioni aperte sul problema delle passioni
Il quarto e ultimo appuntamento con le passioni riporta il discorso là dove aveva preso avvio nella scorsa stagione. Valeria Cicala, Presidente CSD, dà infatti il benvenuto e anzi il bentornato a Sergio Moravia, docente di Storia della Filosofia a Firenze, che lo scorso aprile aveva anticipato, a mo' di introduzione, alcuni temi del ciclo attuale.
Moravia si dice onorato del nuovo invito e premette subito che nessun discorso sulle passioni può autopresentarsi come conclusivo. Si applica quindi a un metodico catalogo di alcuni macrotemi che, nel corso dei precedenti incontri, sono stati evidenziati.
1. Complessità: la passione è costituita da un plesso di componenti non tutte omogenee che non possono essere separate senza che si rompa qualcosa. Tali componenti/sorgenti sono sintetizzabili in: fisico-corporea (associabile al termine "pulsione"), esistenziale (associabile a "emozione"), del sentire (associabile a "sentimento").
2. Investimento: la passione è più intensa del sentimento, sopravviene in modo imprevisto, invade la persona, e inoltre non riguarda esclusivamente la sfera affettiva. È un raccogliersi, un coagularsi di una sorta di forze interiori in un certo "denotatum" che può appartenere a campi diversi dell'esperienza umana. È una modalità di tipo fortemente selezionante, che porta il germe di una qualche ribellione, di un vivere contro certi giudizi o pregiudizi, contro una certa vulgata (esempi sommi: Gesù, Gandhi).
3. Contesto: la forza della passione è tale perché in essa non c'è solo l'onda lunga della spinta bio-naturale ma anche una componente culturale, intellettuale, cognitiva, simbolica. Come nota Pascal, la passione - ivi compresa quella d'amore - ha sempre una sua lucidità razionale, un dispositivo comunque ancorato al "logos". È dunque un tragitto privilegiato del nostro relazionarci con l'alterità. Occorrono anche "lumi passionali", per oltrepassare il primo livello dell'esperienza (che di norma prende la strada del sapere o del potere) e percorrere una terza strada, al di là di certi veli del mistero, di certi muri.
4. Umanità: spesso la passione è ritenuta il microcosmo espressivo di quel macrocosmo che è l'identità dell'uomo. In effetti la felice intersezione tra "logos" e "pathos" è forse la più efficace istantanea dell'identità soprattutto occidentale. Oggi però siamo dentro a una nuova svolta epocale che porta la civiltà d'Occidente a ridistanziarsi dal privilegiamento del "cuore" per cercare strade più vicine al "logos" (in primis la tecnologia). Ma è assai dubbio che il logos tecnologico assicuri una strada di pacificazione civile e culturale, e dunque la speranza è che in qualche modo si perseveri nel credere all'intreccio pathos-logos.
5. Laicità/religiosità: la passione, anche quella lontana dal religioso, è una condizione che tiene l'esistenza umana sempre desta e vigile e aperta, ci induce a non accontentarci delle cose che si vedono. Se questo è vero, se l'uomo laico si allena a guardare al di là, si può scoprire fratello dell'uomo di fede.
L'ultima considerazione fa riferimento all'inquietante ambivalenza del termine "passione", che da una parte allude a un moto e dall'altro al contrario, ovvero al subire, patire, soffrire. Forse, come nota Simone Weil, la persona umana deve anche saper essere "passiva" di fronte alla realtà che la circonda, e non solo in un rapporto di conoscenza-conquista-assoggettamento. Un richiamo alla "morbidezza", a un'adesione plastica all'alterità, su cui occorre riflettere.


