Piazza San Domenico 12
40124 Bologna
tel. 051 581718
I Martedì di San Domenico
Cosa farai da grande?
Giovani, scuola e famiglia
La conclusione del breve itinerario su scuola, università e lavoro che ha caratterizzato la parte finale dell'anno sociale 2007-2008 è stata presentata dal prof. A. Porcarelli, che insegna Pedagogia generale e sociale a Padova (oltre a essere amico di vecchia data del Centro San Domenico), sotto la metafora dell'incrocio tra la rappresentazione e la progettualità: per un ragazzo, chiedersi cosa farà da grande significa infatti chiedersi chi sarà da adulto e insieme con chi vorrebbe collaborare, e per fare che cosa. Questa stessa progettualità individuale, posta in relazione con quella collettiva delle imprese, è l'oggetto degli studi e delle iniziative del prof. A. Cammelli, direttore del consorzio interuniversitario AlmaLaurea. Il suo intervento ha proposto una messe di dati che AlmaLaurea ha ricavato dal monitoraggio dei corsi di laurea delle università italiane e dei giovani che, a partire da lì, si avviano verso il mondo del lavoro. Abbiamo così appreso che dal 1982 a oggi i ventenni italiani sono calati del 42%, e che solo la Turchia ha, nella fascia di età 25-34 anni, una percentuale di laureati inferiore al nostro 15%. E sebbene tra gli imprenditori ci sia un 86% di non laureati, ciò che li fa diffidare della preparazione universitaria di un loro possibile dipendente, la preoccupazione di non trovare lavoro, una volta laureati, risulti infondata: 5 anni dopo lavora il 78% (anche se è evidente che vi sono facoltà "generaliste", che richiedono più tempo per tradursi in un'occupazione, e facoltà "specialiste", che conducono nel mondo del lavoro più rapidamente). Ma allora perché il 20% degli iscritti si perde dopo il primo anno, sia nelle facoltà dal profilo più definito, in termini di oggetto degli studi, sia in quelle dal profilo più sfumato? È evidente una certa carenza di orientamento, al momento di scegliere dove iscriversi... Si è inserita su questo punto la prof.ssa M.T. Moscato, che all'Università di Bologna insegna Pedagogia generale, osservando che la scelta universitaria sembra fatta, quando non vi si arriva per esclusione, sulla base di un vago "mi piace / non mi piace", scollato dalla consapevolezza delle proprie competenze e dalla presenza di un progetto sufficientemente definito. Lo attesta il numero dei cambiamenti di facoltà che intervengono fin dai primi mesi dell'anno iniziale, o dei cambiamenti di corso di laurea nell'arco del triennio, e così la scelta di lauree specialistiche non congruenti con la triennale completata. Pare che, dietro, sia venuto meno quel percorso formativo alla professione che un tempo iniziava, precocemente, nella famiglia; proseguiva nella scuola, con l'apprendimento del valore dello "studio", e andava a costruire e strutturare l'individuo fino a condurlo a scelte professionali "vocazionali". Costruire se stessi, e non consumare - anche le culture - e divertirsi, è infatti il destino di un giovane, ed è una verità che bisogna tornare a insegnare alle generazioni che ci stanno davanti: non si cresce senza un progetto.
Guido Mocellin


