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Lun, 13/06/2005

anniversario

Concerto per un amico

a un anno dalla scomparsa di padre Michele Casali

 

L'idea di un momento d'arte (la musica, che amava moltissimo), cultura e amicizia sarebbe certo piaciuta a padre Michele, così come lo avrebbe incuriosito il programma in cui, accanto al nome di Johann Sebastian Bach, era stato inserito quello assai meno noto di Peter Sculthorpe. L'interprete, invece, già lo aveva intrigato, quando Mario Brunello aveva, qualche anno fa, suonato a San Domenico.
Il musicista, alla ribalta dal 1986, anno in cui vinse il Concorso Internazionale Cajkovskij, primo italiano, è uno dei più vivaci e curiosi interpreti del mondo della musica classica. Poliedrico, sempre alla ricerca di un "oltre", Brunello non si è mai accontentato di una carriera altissima che lo ha visto impegnato nelle più importanti sale da concerto di tutto il mondo, a fianco dei maggiori solisti e sotto la guida dei più importanti direttori, tra cui Abbado, Giulini, Gergiev, Muti, Ozawa, Mehta. Nel 1994 ha fondato l'Orchestra d'Archi Italiana. Ha inventato rassegne, collaborato con attori, e, ultimamente, ha partecipato a importanti festival di musica jazz insieme a Vinicio Capossela, Uri Caine e Gian Maria Testa.
Mario Brunello propone non solo musica, ma anche la propria personalissima idea del fare musica. Padre Michele tutto questo lo aveva colto e gli era piaciuto. Il musicista ricorda quell'incontro: «Mi dava l'impressione d'essere persona di grande umanità, capace di condividere il sentiero di molti uomini. Parlammo, mi fece diverse domande e lo trovai pronto ad accogliere ogni altro pensiero. Quando mi è stato chiesto di suonare per ricordarlo ho scelto io il programma. Ho voluto il Requiem di Sculthorpe, musicista australiano, che alle possibilità espressive dello strumento ha dedicato una particolarissima attenzione, sempre coniugando la propria spiritualità cristiana alla cultura degli Aborigeni australiani ed alla loro originale comunione con la natura, e Bach, ormai parte del nostro patrimonio musicale comune». Il Maestro ricorda le impressioni di quella sera: «In questi casi, quando suoniamo per qualcuno che non c'è più, avvertiamo la capacità della musica di liberare la mente di ognuno e di portarla in luoghi che non sono frequentati quotidianamente. La musica ha la capacità di indicare una strada che si scopre per la prima volta».
La strada, il cammino sono temi cari a Mario Brunello, che ha inventato rassegne particolarissime, come la fortunata "Suoni delle Dolomiti". Quest'anno l'ha inaugurata suonando in un rifugio a mille metri insieme al percussionista Peter Sadlo e al trombettista Markus Stockhausen, coinvolgendo nell'iniziativa uno dei più quotati designer italiani, Aldo Cibic, e, negli appuntamenti successivi, tanti importanti musicisti della scena internazionale, tutti impegnati ad alta quota. «Credo» dice «che la passione per il viaggio rispecchi il modo in cui faccio musica. Mi piace indagare, quindi viaggio tra gli stili e i compositori. Penso anche che la musica abbia bisogno di uscire dalle solite sale da concerto, di muoversi verso luoghi in cui possa arrivare ad un pubblico diverso. Per questo ho pensato alla montagna e al deserto». Qui regna il silenzio, una dimensione con la quale un musicista si trova sempre a fare i conti, però non in modo così estremo. «In questi luoghi trovo un silenzio unico e nuovo e la musica ne esce trasformata. Per me è fare un'esperienza particolarissima, è come se la musica trovasse il suo liquido amniotico. Lì viene ridefinita, ritrova se stessa nel senso più pieno».
Silenzio c'era anche quella sera di giugno, nella basilica di San Domenico: davanti a Mario Brunello, all'intenso suono del suo Maggini del XVII secolo, un pubblico numeroso ha scoperto la bellezza dell'armonia essenziale di questa musica che dal silenzio nasce e al silenzio torna.
(Chiara Sirk)

 

Partecipanti: 

Brunello Mario

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