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I Martedì di San Domenico
"L'uomo al punto" - 4
Comunicare l'impossibile
Variazioni musicali sul tema della morte
Il quarto e ultimo incontro del ciclo "L'uomo al punto" propone il tema della morte in musica e si sviluppa secondo una struttura inconsueta, definibile approssimativamente con il termine "conferenza-concerto": Maria Chiara Mazzi, docente di Storia della Musica a Pesaro, introduce brevemente alcuni brani e sintetizza l'atmosfera culturale e musicale in cui sono stati concepiti e composti. Subito dopo l'Ensemble DSG, diretto da Michele Vannelli, esegue i brani medesimi. Così per due volte.
In effetti, per dare un saggio di come la musica - arte tra tutte la più indeterminata, che dunque può spingersi là dove le parole non arrivano - ha interpretato il tema della morte, Mazzi e l'Ensemble DSG scelgono un periodo (il secolo e mezzo che va dalla fine del Cinquecento all'inizio del Settecento) che da un lato è attraversato da una vera e propria "rivoluzione" in campo musicale ma dall'altro presenta una differenziazione nei testi e quindi anche nei sentimenti che ispirano i generi e le composizioni.
La prima parte (fine Cinquecento - metà Seicento) si caratterizza in un primo tempo per testi-memento, che comunicano paura, terrore, avvertimento, musicati per lo più con una polifonia (voci indipendenti l'una dall'altra) che è come una cattedrale di note, dove la musica sovrasta e rende secondario il messaggio testuale, in favore di una severità di andamento, adatta appunto a un commento funebre. Poi la Commissione del Concilio di Trento indica che tutto deve essere cantato perché le parole siano comprese: e allora ecco il prevalere del volgare sul latino, e soprattutto - dall'inizio del Seicento - la diffusione dell'"oratorio", in cui si ha il predominio della parola, fino quasi a una forma di recitazione intonata. Negli stessi anni si stava però costruendo una retorica musicale, e prende vita l'idea di una musica che deve dare alla parola un valore aggiunto senza descriverla, un'idea che influisce anche sulle opere più rigorose: ne è esempio il brano di Cazzati in cui alcune parole-chiave sono tinteggiate con degli andamenti musicali, come a involarsi dall'andamento severo della composizione.
La seconda parte (fine Seicento - inizio Settecento) testimonia un profondo cambiamento in favore di un'espressione più immediata del sentimento religioso, sia nei testi che nella musica: prevale il tema della gioia del momento in cui s'incontrerà di nuovo Dio, sintetizzata da serenità e linearità musicale. Latino e polifonia non vengono del tutto abbandonati, ma ora le voci vanno insieme, e in generale si superano le pesantezze del barocco per una varietà espressiva che sfiora quasi generi "laici" quali il minuetto o il duetto d'amore. Di questo periodo voce e testimonianza inimitabile, che esula dalle differenze confessionali, è J.S. Bach, che per tutta la vita ha pregato scrivendo musica e che trasmette quel senso di transitorietà e insieme di serena fiducia anche in un breve testo da lui scritto: "Mio Gesù, buonanotte?", a ricordarci - proprio in prossimità della Pasqua - che Cristo non è morto, dorme soltanto.
Giovani ma generosi e impeccabili gli interpreti: Sonia Tedla (soprano), Chiara Molinari (soprano), Francesco Giusti (alto), Raffaele Giordani (tenore), Michelangelo Stanzani Maserati (baritono), Riccardo Parmeggiani (basso), Eva Pacini (violino I), Donatella Calanchi (violino II), Chie Yoshida (viola), Emanuela Vozza (violoncello), Michele Vannelli (clavicembalo e direzione). Per la prima parte sono stati eseguiti brani di Cristobal de Morales, Alfonso Lobo, Emilio de' Cavalieri, Claudio Monteverdi, Maurizio Cazzati. Per la seconda parte brani di Henry Purcell, Jean-Henry D'Anglebert, Giacomo Antonio Perti, Georg Friedrich H㭤el, Johann Sebastian Bach.


