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  • Anno Sociale 2007 - 2008
Mar, 08/04/2008

I Martedì di San Domenico

+ CARCERE = +- SICUREZZA?

Casualità del calendario o felicità d'intuito nell'organizzare la serata: fatto sta che il "Martedì" al quale due magistrati, Maria Longo e Valter Giovannini, sono stati invitati a parlare del rapporto tra inasprimento delle pene detentive e diminuzione dell'insicurezza dei cittadini cade a cinque giorni di distanza dalla fine di una campagna elettorale in cui il tema della sicurezza è stato al centro dei programmi delle due coalizioni principali e tra i più dibattuti in pubblico.Si capisce subito come la pensa Desi Bruno, chiamata a fare da moderatrice della serata nella sua qualità di garante, per conto del Comune di Bologna, dei diritti delle persone private della libertà personale. "Dobbiamo sfatare - dice - l'idea che la criminalità sia in aumento: i dati dicono che nel 2007 il numero complessivo dei reati è rimasto stabile, che quelli di violenza sessuale e quelli contro la persona sono andati calando e che sono invece cresciuti quelli contro il patrimonio, cioè i furti". Per contro, sono drammaticamente aumentate le presenze in carcere: svanito l'effetto-indulto, oggi i detenuti in Italia sono di nuovo più di 52.000, e il carcere bolognese della Dozza ha il non invidiabile primato di più sovraffollato di'Italia (1062 detenuti contro i regolamentari 483 e i "tollerabili" 700): ma così "il carcere non può funzionare". "Diffido delle statistiche", le ha replicato senza mezzi termini Valter Giovannini, sostituto procuratore della Repubblica a Bologna. "Se dalla collettività promanano sentimenti di insicurezza, occorrerà prenderne atto, anche se i numeri li fanno apparire ingiustificati". Convinto che per contenere soggetti violenti e recidivi il carcere rimanga la risposta migliore, e che la funzione retributiva della pena, ancorché non l'unica, sia quella più presente al senso comune, il magistrato ha raccomandato a chi fa del volontariato in carcere di non dimenticare che si tratta di "un coacervo di sentimenti, speranza, simulazioni", e che oltre ai diritti dei detenuti vi sono anche quelli delle vittime dei reati. Dichiarando di voler andare oltre l'emotività propagandistica, Maria Longo, sostituto procuratore generale della Repubblica a Bologna, ha centrato la sua riflessione su alcune domande: danno più insicurezza i "reati di strada" o la ben più ampia realtà criminale italiana? È giusto che ogni comportamento socialmente disturbante venga ricondotto all'ambito penale, o non si devono piuttosto indicare altri luoghi per la composizione dei conflitti? E quale tra le funzioni che la pena deve avere risponde meglio alla domanda di sicurezza del cittadino? Quella retributiva toglie dalle mani del privato la reazione al danno subito, ma non lo rimedia; quella preventiva spesso è poco efficace, raggiunge il suo scopo solo per il tempo limitato della "restrizione" (cioè del carcere). La più efficace è quella responsabilizzante, che consiste in un reinserimento nel contesto sociale previo apprendimento del rispetto dell'altro. "La detenzione, oggi, non è l'unica `vera' pena - ha concluso Maria Longo -. Sono molti, oggi, i reati che si risolvono con percorsi di mediazione, capaci di attutire, anziché inasprire, le reciproche posizioni del reo e della vittima. Il carcere dev'essere l'extrema ratio".
Guido Mocellin

 

Partecipanti: 

Longo Maria
Giovannini Valter
Bruno Desi

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