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Mercoledì all'Università
Aspettando i risvegli
in Italia ci sono migliaia di Eluana Englaro
A poco tempo dalla sentenza della Corte di Cassazione che deciderà della vita di Eluana Englaro, si è tenuta la seconda conferenza de "I Mercoledì all'Università" organizzata dal Centro Universitario Cattolico San Sigismondo. Ha aperto l'incontro il moderatore Marco Zanello, direttore dell'unità di Anestesia e rianimazione dell'ospedale Bellaria, spiegando sotto il profilo scientifico in cosa consiste lo stato vegetativo: è uno stato di vigilanza della persona senza però che ci sia la consapevolezza del mondo esterno. E' emerso inoltre come l'isolamento fisico della persona in stato vegetativo si estenda psicologicamente alla famiglia dell'ammalato, poiché la società tende a non dare la giusta assistenza e solidarietà. Inoltre non si può sapere se un ammalato si risveglierà mai dal coma poiché la prognosi sulla reversibilità è molto difficile da effettuare. E' poi intervenuto Luciano Eusebi, ordinario di Diritto penale dell'Università Cattolica di Piacenza, che ha espresso la sua opinione sul caso di Eluana ed ha posto alcuni quesiti molto problematici sia dal punto di vista etico che giuridico. Eusebi ha fatto subito notare che Eluana è una persona che vive spontaneamente e che non ha bisogno della terapia intensiva; necessita solo dell'alimentazione. Partendo da questo presupposto ha detto che essendo una persona viva a tutti gli effetti, ha anche la piena disponibilità di tutti i suoi diritti, che non possono essere calpestati da un giudizio di qualità della vita stessa. Avanzando nel ragionamento, è poi passato a dire che il medico che ha in cura un paziente è molto più di un semplice esecutore di un contratto: è soprattutto una persona con una sua coscienza, che non può essere gravata del peso di decisioni estreme riguardanti la vita, nonostante sia l'assistito stesso ad averne fatta richiesta. Normalmente, dietro la richiesta di voler morire, si nasconde in realtà una richiesta di aiuto. Vi è per certo il rischio che l'affermazione di un "diritto a morire" si trasformi in una richiesta al malato da parte della società a "farsi indietro" rendendolo quindi colpevole di essere malato. Eusebi ha concluso dicendo che anche chi non conta più sotto il profilo sociale ed economico è comunque membro della società e che quindi non va lasciato morire, ma assistito con dignità. Infine è intervenuto Fulvio de Nigris, fondatore del Centro studi per la ricerca sul coma e della Casa dei Risvegli, che ha sottolineato l'importanza dell'assistenza non solo ai malati, ma anche ai familiari i quali devono seguire insieme al malato un percorso di cura per acquisire maggiore consapevolezza su come gestire la malattia nella speranza della guarigione.
F.G.


