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I Martedì di San Domenico
Le passioni oggi - 2
All'origine delle passioni
Corpo, cuore, mente
Prosegue l'indagine sul tema delle passioni con un confronto tra due modi di considerarne la natura (l'origine) apparentemente antitetici. Diana Mancini invita i "contendenti" e il pubblico a verificare se le due posizioni sono davvero così distanti e inconciliabili.
Fra Bernardino Prella o.p., Teologo Morale, fa esplicito riferimento alle radici aristotelico-tomistiche e premette che occorre comprendere bene cosa s'intende per evitare gli equivoci dovuti a metodi ed epoche diverse. La faticosa opera di chiarificazione può partire da uno sfondo: la visione d'insieme della "persona umana" quale vivente continuamente in tensione di sviluppo e di trascendenza - o per energia interna o per uno stimolo esterno -, le cui molteplici tendenze (vegetali, animali, razionali) lo impegnano a una serie di scelte e di combinazioni problematiche. Prendendo a esempi l'ira e l'apatia, è facile rilevare come le passioni sono moti della nostra sensibilità implicanti un movimento anche fisico, corporeo. Ma, se noi tendiamo al bene, queste reazioni spontanee possono essere educate o solo subite? La vita parte dal corpo, ma la libertà di aderire a un bene che la nostra ragione ha ritenuto perfettivo produce la costruzione di un movimento, un orientamento da parte nostra verso quel bene. Se questa è la nostra "piccola" libertà, può essere oggetto di sviluppo, di crescita, di maturazione. Noi possiamo educare, incentivare, quasi esasperare la nostra sensibilità: è indispensabile essere passionali, per non rischiare di non cogliere le bellezze e le bontà che ci circondano. Ma dobbiamo "usare" le passioni, umanizzarle e trasformarle in virtù, ispirandoci alla passione per eccellenza, quella della croce, dove l'umanità di Cristo accoglie tutta la volontà del Padre e tutta la fragilità umana.
Dario Squilloni, Psicanalista Junghiano, nota come la virulenza, la dirompenza delle passioni ha sempre richiesto un lavoro di riequilibrio che però non nega il carattere squisitamente umano delle passioni stesse. La Psicanalisi, infatti, si rivolge innanzitutto a persone "spostate" da una percezione equilibrata delle proprie passioni. Jung ha elaborato uno schema della personalità che individua quattro funzioni fondamentali: due irrazionali (senso, intuizione), due razionali (pensiero, sentimento). La sorpresa è trovare collocato il sentimento - solitamente percepito come qualcosa che ci accade, che non possiamo indurre - tra le funzioni razionali. Ma il sentimento è razionale in quanto sceglie il proprio oggetto in base a un valore. Come si educa il pensiero, dunque, così si può educare il sentimento (ed ecco il punto di contatto con la visione teologico-morale). Tuttavia a partire dal '600, secondo Jung, la funzione sentimento è stata progressivamente rimossa tant'è che oggi il 99% di noi - di fronte a una scelta rilevante - preferirebbe, che se ne renda conto o no, la "ragione" al "sentimento". Questa contrapposizione interna provoca una "scissione" della personalità, un dolore muto, che fa del soggetto occidentale, secondo la primitiva intuizione di Freud, un prigioniero di se stesso, della propria ombra. A causa della rinuncia pulsionale, noi siamo più civili ma anche più tristi. Per recuperare l'interezza, l'integrità della persona occorre perciò ripristinare in qualche modo la propria funzione sentimento, partendo per esempio dall'idea di passione come "patire, essere passivi" nell'accezione positiva di essere accoglienti, far entrare l'altro. Non basta il "rispetto", che ci trasforma sempre più in isole di narcisismo, è necessario contaminarsi, pervadersi dell'altro: travalicare i nostri argini per cominciare a esistere. Perché oggi più che mai passione=relazione, oggi più che mai l'essere è singolare/plurale.


